Glocal di Ernesto Pappalardo
Talenti in fuga nel silenzio
Tra le tante conseguenze nefaste della crisi economica in atto, una, in particolare, in maniera ciclica si affaccia tra i titoli dei giornali e rappresenta la più grave conferma del degrado civico, politico ed istituzionale nel quale siamo precipitati: la cosiddetta “fuga di cervelli”. La “mediaticità” della definizione non esprime fino in fondo il fallimento che, invece, si nasconde nella dinamica di questo flusso consistente di risorse umane e professionali incanalato verso l’estero. Quando le migliori energie intellettuali preferiscono – non solo per necessità, ma sempre più per consapevole scelta – andare a vivere in altre aree geografiche, significa che si è esaurita anche la speranza, oltre che la ragionevole aspettativa di un futuro decente. Lo studio dell'Anagrafe Italiani all’Estero (Aire) presso il Ministero dell'Interno - sintetizzato in un “take” dell’Agi dello scorso 6 aprile - chiarisce con la forza del dato statistico le dimensioni della “questione”. Per quanto concerne la fascia d’età tra i venti e i quarant’anni, nel 2012 l’aumento degli “emigranti” è stato pari al 28,3%. I venti-quarantenni in uscita dall’Italia sono passati da 27.616 nel 2011 a 35.435 nel 2012. I trentenni sono stati individuati come quelli più propensi all’espatrio. Per quanto ci riguarda più da vicino, il dato complessivo della Campania ammonta ad oltre cinquemila persone che hanno trasferito la loro residenza all’estero. Nel contesto nazionale la Lombardia è la regione che più delle altre sostiene l’emigrazione dall’Italia: oltre tredicimila persone in uscita. Seguono il Veneto (7.456), la Sicilia (7.003), il Piemonte (6.134), il Lazio (5.952), la Campania (5.240), l’Emilia Romagna (5.030), la Calabria (4.813), la Puglia (3.978) e la Toscana (3.887). L'incremento degli espatri nel 2012 (+30,1%) viene considerato “un vero e proprio boom, mai verificatosi nei precedenti sei anni”. E, soprattutto, “neppure nella fascia 20-40 anni, la più giovane e produttiva, si era mai registrato un incremento così spettacolare: anche qui il record era riconducibile al 2008, con un +12% rispetto al 2007”. Se si tirano le somme, al di là delle varie fasce d’età, gli italiani complessivamente residenti all'estero al 31 dicembre 2012 sono risultati in crescita di 132.179 unità rispetto all'anno precedente. Ma dove si dirigono i nostri maltrattati talenti? La Germania “si conferma la nazione più attrattiva nei confronti dei giovani italiani tra i 20 e i 40 anni”. Nel 2012 si sono trasferiti da quelle parti in oltre cinquemila (5.137). Al secondo posto la Gran Bretagna (4.688), poi la Svizzera (4.103), quarta la Francia (2.946), sesti gli Usa (2.192), settima la Spagna (2.081), ottava l'Argentina (2.058), nono il Brasile (1.768), decimo il Belgio (1.012). Altri numeri per rendersi conto di quello che sta succedendo: ammontano a “2.320.645 gli italiani complessivamente espatriati dal nostro Paese a partire dal primo luglio 1990”, di questi “595.586 appartengono alla fascia 20-40 anni”. E il dato “non ha mai smesso di crescere a partire dal 2006, quando il loro numero superava di poco i due milioni”. La Germania, quindi, beneficia anche di un altro “benefit” derivante dalle politiche di austerità che riesce ad imporre nei Paesi mediterranei di fatto diventati una sorta di “serie B” della zona-Euro. Non si tratta di una critica politica, ma di una triste constatazione. Alla quale deve aggiungersene un’altra che ci riguarda molto più da vicino: ma perché nei sistemi di sviluppo locale non si prova nemmeno ad immaginare iniziative strutturate e non episodiche per attivare “premialità” riservate alle imprese che decidono di assumere o, comunque, fare lavorare giovani professionisti residenti in Campania? Perché non si sperimentano meccanismi limpidi e trasparenti per dare spazio a persone che altrove dimostrano ogni giorno di non avere nulla da invidiare ai loro colleghi stranieri? Risposta banale e scontata: da un lato chi investe non vuole rischiare e preferisce andare anche nel campo delle professionalità sull’”usato sicuro”; dall’altro le istituzioni sono chiuse in se stesse alle prese con debiti e visioni basate sulla logica della quotidiana sopravvivenza. Al momento, purtroppo, pare di capire, non resta che augurare a tutti questi nostri coraggiosi ragazzi buon viaggio e buona fortuna. ERNESTO PAPPALARDO direttore@salernoeconomy.it
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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