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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • Manifatturiero, crisi di sistema in piena solitudine

    E’ difficile provare a ragionare ancora della crisi profonda e desolante dell’industria in Campania ed in provincia di Salerno. E’ un esercizio di stile, ormai, che non sortisce effetto alcuno: a parte i diretti interessati - imprenditori e lavoratori (e loro rappresentanti) – il silenzio che avvolge questa drammatica crisi di sistema, che è andata ben oltre il dato congiunturale, è a tutti gli effetti il riflesso di anni ed anni di totale abbandono della principale risorsa di un territorio e di una comunità intera. Stiamo parlando della capacità di produrre ricchezza e di rimanere in condizioni di competitività sul mercato del lavoro. La nota diramata nei giorni scorsi dalla Camera di Commercio non è una semplice analisi statistica, ma il bollettino di una “guerra” che questa provincia ha dichiarato a se stessa grazie all’irresponsabilità di generazioni di amministratori e di politici che non hanno minimamente preso cognizione di quanto stava realmente accadendo. Altro che “visione” o modelli di sviluppo. I numeri della disfatta vanno elencati, sebbene in forma sintetica, perché solo così si può comprendere bene dove siamo arrivati. “Nel quarto trimestre del 2012 - è scritto nel documento camerale - l’industria manifatturiera registra un dato negativo, simile a quello del terzo trimestre per produzione e ordinativi (-10,3% e -10,4% rispettivamente). Peggiora il fatturato sia interno (-10,7%) che estero (-5,5%)”. Percentuali di decrescita a due cifre, che seguono altre percentuali in campo negativo in una parabola che a vederla rappresentata graficamente assume i connotati di una discesa inarrestabile. Senza che nessuno muovesse un dito o – almeno – si interrogasse su quale azione mettere in campo. “Tra i settori - continua l’analisi della Cciaa - è da segnalare la situazione preoccupante delle industrie meccaniche e dei mezzi di trasporto”. E ancora: “ Imprese con meno di 10 dipendenti in forte affanno”. Vale la pena ribadire che quando parliamo di aziende con meno di dieci addetti, ci riferiamo alla quasi totalità delle attività produttive presenti in provincia di Salerno. Ridimensionato anche il nuovo “mito” dell’export. “Le esportazioni perdono più di tre punti percentuali rispetto al terzo trimestre allontanandosi ancora di più dal risultato positivo che si era registrato a fine secondo trimestre (-5,5% nel quarto periodo, -2,2% nel terzo, +3,5% nel secondo)”. Previsioni per l’inizio del nuovo anno? Positive solo per le industrie dei metalli. “Il resto dei settori è contrassegnato da un sentiment negativo. Tra i più pessimisti gli imprenditori del legno e del mobile. Negativissime le previsione degli artigiani e delle imprese con meno di 10 dipendenti”. La nottata, insomma, è ben lungi dall’essere passata. Anzi, se si vanno a considerare gli scenari macroeconomici in termini di Pil, livelli occupazionali e consumi, non è proprio possibile attendersi qualcosa di buono. A tutto questo bisogna aggiungere le fibrillazioni di un quadro politico-istituzionale che fanno venire la pelle d’oca. Tra governi tecnici, di scopo, “a progetto” e ipotesi di ritorno alle urne, è davvero difficile immaginare percorsi credibili di riemersione da un mare di guai. Domanda: ma allora siamo destinati a “fare la fine della Grecia”? Speriamo, ovviamente, di no. Ma è del tutto evidente che la “confusione” in materia di politiche economiche a livello regionale rischia di favorire quella che è giusto definire “processo di desertificazione industriale” già ampiamente in atto in varie aree della Campania. A cominciare dalla provincia di Salerno. Né si ha la sensazione che il livello locale delle Istituzioni – Comuni e Provincia – abbia chiara la prospettiva che si va delineando nei vari cluster produttivi del Salernitano. Insomma, di fronte a quella che è una vera e propria emergenza socio-economica ancora si prova a reagire con i pannicelli caldi dello sconfinato armamentario del “prendere tempo”. Ma la verità è che occorre lavorare sodo – soprattutto sui tavoli regionali – per sbloccare i fondi europei disponibili ed accelerare le procedure di spesa, al contempo elaborando nuove progettualità in grado di assecondare le filiere produttive ancora competitive (agroindustria prima di tutto). Non semplicissimo, certo. Ma senza alternative. ERNESTO PAPPALARDO direttore@salernoeconomy.it


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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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