Glocal di Ernesto Pappalardo
Pdl, identità, radici e territorio
L’esito delle urne ha già stimolato vagonate di riflessioni, valutazioni, analisi e via discorrendo. Non sarebbe, quindi, il caso, di aggiungerne un’altra nel mare grande della confusione generale di opinioni e previsioni sugli “scenari” che si profilano. Qualcosa, però, va detta su una questione che per un’ampia fetta di elettorato resta centrale. La vittoria del nuovo Pdl in provincia di Salerno è senza dubbio un dato del quale tenere conto, se si vuole capire bene che cosa sia realmente accaduto nel segreto dell’urna. Dopo l’emorragia di amministratori locali migrati in massa verso “Fratelli d’Italia” di Edmondo Cirielli, la prospettiva per Mara Carfagna non era affatto semplice. Né, per la verità, il “personale” politico “riapparso” intorno a lei autorizzava facili ottimismi. Vecchie volpi, parlamentari dispersi per anni nelle nebbie romane, vertici regionali del partito stesso tutt’altro che disponibili - basta dare uno sguardo a come è stata trattata la provincia di Salerno nella compilazione delle liste del Pdl - oltre che ambiguità diffuse nel centrodestra in varie zone del Salernitano: questo il quadro nel quale l’ex ministro si è mossa con l’apporto di pochi e fidati consiglieri. La rivincita coerente di un amico giornalista, Gigi Casciello, per esempio, è una di quelle notizie che fanno piacere. Vuol dire che rimanere in linea con se stessi nel tempo ripaga dei sacrifici e rivaluta la propria storia personale. Né, per la verità, Carfagna si è potuta giovare di una presenza più costante e meno “distaccata” del governatore Caldoro. Al netto di baci ed abbracci dopo la vittoria, le numerose e nefaste carenze amministrative ed istituzionali dell’azione della Regione in questa provincia hanno costituito più un danno che un vantaggio competitivo per il Pdl. Insomma, se Caldoro non è venuto troppo spesso – ed in un caso si è verificato addirittura il blocco della circolazione sul lungomare per le proteste degli operai forestali – forse non è stato un gran danno per la difficile ricostruzione del consenso intorno al partito che si riconosce in Silvio Berlusconi. Acquisiti sul campo questi meriti, inizia adesso la vera e difficile partita che Carfagna dovrà decidere se giocare o meno. Giusto che lei pensi ad una dimensione molto più ampia di quella provinciale per la sua leadership nel partito (capogruppo alla Camera, pare di capire). Legittimo anche alla luce di una prova che in termini di consenso personale certamente la irrobustisce. Ma questa volta sarebbe davvero ingiustificabile lasciare il partito senza una totale ristrutturazione organizzativa e, soprattutto, senza un adeguato impianto programmatico per uscire dalle secche di una crisi che sta distruggendo la capacità competitiva di un territorio ricco di potenzialità abbandonate al loro destino. Insomma, ora che il principale soggetto politico del centrodestra, nel pieno di un cambiamento epocale, ha dimostrato – anche a se stesso e nonostante se stesso – che esiste ed è vitale, l’ex ministro deve sul serio aprire le porte ai moderati, ai cattolici, ai liberali e a tutte le energie positive che non si riconoscono nel progetto di governo del centrosinistra. Occorre avviare subito un confronto con tutti gli attori del territorio e, per esempio, riflettere prima di tutto su un’idea di sviluppo coerente con le vocazioni produttive della nostra provincia – agroalimentare, manifatturiero innovativo, turismo, beni culturali – in modo da creare le condizioni per non per chiedere genericamente risorse, ma per rimettere in moto le dinamiche di crescita economica ed occupazionale seguendo un preciso piano di politica industriale condiviso con le forze sociali ed imprenditoriali. Non è una strada semplice. Al Pdl manca ancora, tranne rare e qualificate eccezioni, una classe dirigente radicata e non paracadutata sulle singole aree che compongono la provincia di Salerno. L’identità di un partito è fatta dalle facce e dalla credibilità delle donne e degli uomini che lo rappresentano. Ed anche dalle competenze e dalle intelligenze che si possono motivare con la forza di un progetto plausibile. E’ auspicabile che l’ex ministro si occupi costantemente di Salerno e dell’arena politica provinciale. Con tutta franchezza, se chiamata a Roma ad incarichi rilevanti nel partito avesse tentennamenti e riluttanze, la comprenderemmo benissimo. Con quello che passa il convento da queste parti, come biasimarla? Ma visto che ha vinto qui, questa comunità dovrebbe essere il suo primo riferimento. ERNESTO PAPPALARDO direttore@salernoeconomy.it
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
| |
![]() |