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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • La solita guerra di parole

    Archiviata l’idea che – neanche per scherzo – si possa ascoltare qualcosa di serio in materia di politiche di sviluppo nel corso di questa campagna elettorale (così anonima e grigia per vacuità di personaggi e contenuti), non resta che la curiosità per le battute, gli accenni di polemica, le finte contrapposizioni. Insomma, diventa prevalente il linguaggio. Con tutte le conseguenze che una cosa del genere comporta. A cominciare dalla problematica confidenza che molti aspiranti senatori e deputati disinvoltamente sfoggiano con congiuntivi e concordanze dei tempi. Per non parlare delle tante metafore, nelle quali spericolatamente si incamminano, obiettivamente “complesse” da decifrare. Ma il vero punto è un altro. Se questo andazzo – ormai consolidatosi di pari passo con l’affermazione del modello televisivo di matrice commerciale – fa parte del degenerato panorama culturale italiano, almeno qualche riflessione si potrebbe tentare di svolgere sul “racconto” che il circuito giornalistico e comunicativo ne propone. “I media decidono ciò che vale la pena riferire. Certe persone e certe organizzazioni vengono accettate come fonti di notizia e certi tipi di fatti vengono considerati in partenza significativi per il grande pubblico. In breve, c’è un’idea stilizzata di ciò che costituisce la notizia: un’idea che garantisce la diffusione di molte notizie di scarso rilievo per il futuro o per la qualità della vita e che impedisce, invece, la diffusione di altre notizie della massima importanza” (Edelman, 1988). In altre parole: non è soltanto un problema di degrado della politica e dei canoni (anche e soprattutto linguistici) ai quali essa fa riferimento per rappresentarsi. Ma anche di appiattimento verso il basso, purtroppo, della qualità dell’offerta info-comunicativa. Si dirà: non si può edulcorare la realtà. I fatti – in questo caso le parole – sono quelli che sono. D’accordo, è senz’altro vero. Ma, certamente, la selezione delle fonti – non soltanto dal punto di vista dirimente della credibilità, ma anche sotto il profilo del loro modo di proporsi come “attrattori” di mediaticità a tutti i costi – resta il passaggio cruciale. In ogni campagna elettorale gli “animal spirits” prendono il sopravvento, e l’italico vizio di confondere ruoli e poltrone - non a caso i giornalisti candidati ad uno scranno parlamentare non sono pochi - fa il resto. Ne consegue che il canovaccio dei “duellanti” in campo è sempre lo stesso. Sembra di capire, per esempio, che negli ultimi giorni la scuola di pensiero americana – particolarmente attenta alla strategia dello “spionaggio” dei contendenti dal buco della serratura, soprattutto in materia di vita privata – abbia conseguito ulteriori successi. La metodologia della “costruzione del nemico” è il pezzo forte dello sprint finale. Perfino un mite professore abituato a dialogare britannicamente con i potenti del mondo, un giorno sì e l’altro pure si vede costretto a distribuire bacchettate (linguistiche) a sinistra e a destra. Il linguaggio politico classico – che aveva una sua nobiltà stilistica saldamente strutturata su studi seri e su sudate carte – prevedeva “il fidem facere et animos impellere” (convincere razionalmente e persuadere emotivamente). In questo modo, ascoltare quei leader che nel nostro immaginario oggi appartengono alla televisione in bianco e nero, si trasformava in un momento di arricchimento personale a prescindere dalla condivisione della proposta politica. Non mancava qualche buona dose di conformismo monotono, ma era tutto molto “più alto” dell’attuale “brodaglia” che raramente si contraddistingue con qualche spunto degno di menzione. Oggi nella mente degli ascoltatori-utenti finali non restano grandi discorsi, al massimo qualche twitter che in 140 caratteri prova a sintetizzare il mondo. Si parla per “frammenti”, né si avverte più l’esigenza di indicare una strategia chiara e strutturata. Al contrario: si genera un eccesso di “cattiva” informazione (che azzera il messaggio) per creare varie stratificazioni di micro-“notizie” sullo stesso argomento. Un approccio “commerciale”, che conferma come la comunicazione politica sia diventata una tecnica molte volte sganciata dalla realtà dei contenuti. O, più semplicemente, dalla realtà e basta. ERNESTO PAPPALARDO direttore@salernoeconomy.it


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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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