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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • Marziani a Salerno? No, candidati

    C’era sicuramente da aspettarselo, per carità. Ma, spesso, l’immaginazione è scavalcata dalla pura e semplice realtà. Vogliamo parlare della sconcertante telenovela andata in onda nel Pdl? Oppure delle “primarie” del Pd? Sono in tanti ad interrogarsi sull’effettiva valenza delle liste messe in piedi dai partiti con tanto di paracadutati e di “nuovi” più “nuovi” di chissà che cosa. Ma l’aspetto più grave non è esattamente questo. Quello che si verifica con “scientifica” ripetitività prende forma nella distanza abissale tra le aspettative della popolazione reale ed il discorso - frammentato, confuso, balbettante – dei politici, dei candidati, che assomigliano ogni giorno di più ai marziani, agli extraterrestri. O a quegli emigrati all’estero che dopo venti-trent’anni ritornano nella terra di origine e si guardano intorno spaesati. Ma è mai possibile che non si riesca ad ascoltare qualcosa di concreto? Non un vero e proprio progetto (sarebbe effettivamente “impensabile”), ma almeno qualche idea, qualche abbozzo di impegno per questo territorio. Si dirà: sono elezioni politiche, che cosa c’entra la dimensione locale? E sta proprio qui, invece, la reale dimensione del dramma. Un tempo era proprio la rappresentanza parlamentare a farsi carico di guidare sui tavoli romani le aspettative delle comunità alle quali avevano chiesto il voto. Lasciamo stare le degenerazioni partitocratiche e clientelari (che ci sono ancora e non è questione di legge elettorale). Al netto delle patologie della Prima Repubblica, era, comunque, ancora viva una dinamica interattiva tra la periferia ed il centro. Insomma, “dal basso” si manifestava in qualche modo la possibilità di trasmettere qualcosa, magari un impulso vitale oggi praticamente scomparso. Le elezioni politiche erano anche il momento per capire quale idea di futuro si immaginava per una città, una provincia, per un piccolo paesino dell’entroterra. La più tragica conseguenza di una legge come il “Porcellum” resta l’assoluta estraneità - tranne qualche rara e lodevole eccezione non sempre ripagata con la ricandidatura - di deputati e senatori rispetto alle problematiche del corpo elettorale al quale dovrebbero dare voce. Esempi pratici: nessun accenno all’urgenza di elaborare un piano per il riposizionamento ed il rilancio del manifatturiero in provincia di Salerno. Neanche una minima ipotesi di richiedere alla Regione Campania di aprire un confronto operativo per il potenziamento e la valorizzazione, anche su scala internazionale della filiera dell’agroindustria nostrana, facendo network – per esempio – con gli Enti Camerali ed il Distretto Agroalimentare Nocera-Gragnano. Nessun tentativo di reperire risorse (sempre in sede regionale) per interventi straordinari a sostegno dell’occupazione in comparti che hanno solide radici in provincia di Salerno: il polo della plastica e della chimica nella Piana del Sele esprime livelli di eccellenza notevoli. Né si capisce bene che cosa si aspetti ad attivare un tavolo interistituzionale sul quale fare convergere le decine di vertenze che stanno segnando a fondo il Salernitano. Niente di tutto questo. Ci si interroga tutti i giorni sulle percentuali necessarie a fare scattare due, tre, quattro seggi nel Pd, nel Pdl e in tutti gli altri partiti. Ci si abbandona alle previsioni su chi entra o chi esce dal Parlamento. Ma, scusate un attimo. Ma lo sapete che il reddito di ogni cittadino nel 2012 è calato del 4,8%? Ma avete capito che Rete Imprese Italia prevede un ulteriore calo nel 2013, con un reddito procapite che tornerà ai livelli di 27 anni fa (1986)? E i consumi? Sono tornati agli standard del 1998, molto lontani dal picco pre-crisi del 2007. In “compenso” nel 2012 la pressione fiscale è salita al 56%. E, per concludere, il sistema del credito ha ridotto di 32 miliardi l'erogazione di finanziamenti alle aziende. Ma queste cose ai “marziani” che sono stati “nominati” al Parlamento non interessano. Figuriamoci, poi, se si possono concentrare su come fare “respirare” la macchina dell’economia provinciale. L’importante è fare passare questo mesetto senza troppi intoppi. Tanto da queste parti molti di loro ci torneranno poche volte. O proprio nessuna. ERNESTO PAPPALARDO direttore@salernoeconomy.it


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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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