Glocal di Ernesto Pappalardo
La crisi? Non interessa ai partiti
Mai come quest’anno il tradizionale “chiacchiericcio” estivo – spesso foriero, in passato, di qualche non banale spunto di riflessione – a livello locale non ha fornito da parte della politica (e, ovviamente, dei partiti) traccia alcuna per ragionare con serietà su quanto ci aspetta nei prossimi mesi. Politica e partiti assenti, quindi, soprattutto sul versante delle idee e delle proposte, ma sempre in piena attività - al contrario - nel dietro le quinte che caratterizza tutte le fasi pre-elettorali. Assente, di conseguenza, la “filiera” istituzionale troppo impegnata a capire gli sviluppi della “politica romana” (a sua volta alle prese con il decisivo rebus della riforma elettorale). Insomma, il deserto che la politica ed i partiti hanno saputo creare nei loro dintorni è apparso in tutta la sua avvilente estensione. Il processo di logoramento del ruolo dei partiti come principali cinghie di trasmissione tra tessuto sociale e Istituzioni rappresentative - in non pochi casi agevolato dalla deriva personalistica della politica (a sua volta stimolata dalle elezioni dirette) - pone un problema di dimensioni vastissime soprattutto in una regione ed in una provincia che, ormai, sono prive di una classe dirigente autenticamente “popolare” (nel senso nobile del termine) e capace di incidere pragmaticamente su problematiche ormai incancrenite. La verità è che nella crisi profonda del patto fiduciario tra cittadini ed Istituzioni - aggravata ineluttabilmente dal dirigismo tecnicistico di questi ultimi mesi - non riesce a trovare spazio una nuova stagione di impegno autenticamente civico, capace di ritornare allo spirito originario della tutela degli interessi collettivi. Troppe incrostazioni, troppi residui della vecchia e malsana politica consociativa dei due, tre o quattro forni. La convinzione personale è che il problema di fare qualcosa alla fine ricadrà (è già ampiamente ricaduto) per intero sulle spalle del mondo dell’economia e delle produzioni, che racchiude in sé - è bene sottolinearlo - una fondamentale valenza sociale (a proposito, interessantissima riflessione nei giorni scorsi - 17 agosto - sul quotidiano “Avvenire” di Stefano Zamagni sulla ingiustamente dimenticata lezione di politica economica di Alcide De Gasperi). Anche perché il deserto estivo, in definitiva, ha avvalorato e confermato la tesi che la politica, i partiti, la Regione - vero e unico big player finanziario - vivono in una “propria” realtà distante e separata da quella dei territori della Campania che amministrativamente sono cinque (non solo Napoli, ma anche Avellino, Benevento, Caserta e Salerno). La campagna elettorale imminente non autorizza aspettative rosee: nessuna forza politica che è presente nella “filiera” istituzionale pare porsi il problema di mettere nero su bianco un programma di pochi punti per provare a darsi una mossa senza andare in ordine sparso a sbattere contro le ulteriori unghiate di una crisi che – confermano fonti autorevoli e variegate – si protrarrà per non poca parte del 2013. Se le Istituzioni paiono principalmente (e giustamente in questo caso) preoccupate di gestire al meglio i riflessi dei tagli alla spesa e – nello stesso tempo – i partiti si vanno concentrando sulle proprie lotte interne in vista della conquista degli scranni parlamentari, chi potrà realisticamente porsi il problema di fare respirare l’economia salernitana? Forse sarebbe il caso - e anche questa è una convinzione personale più volte espressa - di inventarsi un momento di sintesi per un confronto costruttivo o, almeno, per chiarire in un territorio civile chidovrebbefarechecosa. E, invece, sembra prevalere il concetto che “non conviene a nessuno” – nel senso deteriore della politica – delegare quote di governance della crisi. Meglio “non risolvere” i problemi che ritrovarsi sulla stessa barca con attori coprotagonisti. Tristezze non solo salernitane e campane, si dirà. Ma sempre sterili ed improduttive, a guardarle con gli occhi della normalità. ERNESTO PAPPALARDO direttore@salernoeconomy.it
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
| |
![]() |