Glocal di Ernesto Pappalardo
Sughero o plastica?
Qualche giorno fa – intervenendo ad una trasmissione andata in onda su Telecolore in diretta dal porto Marina d’Arechi – il professore Pasquale Persico si è soffermato su una differenza a dir poco sostanziale. Estraendo dalla tasca della giacca un tappo di sughero, ne ha fatto il riferimento centrale di una metafora illuminante. Siccome il “parenchima sugheroso” è costituito da membrane cellulari e presenta una quantità minima di materia solida e massima di gas – essenzialmente l’aria dell’atmosfera – per secoli è stato in grado di assicurare la necessaria traspirazione al vino imbottigliato, garantendo la naturalezza del processo di invecchiamento in un mutuo scambio di elementi chimici. Poi è arrivata la plastica e tutto è sembrato quasi sigillato in “mondi differenti”, “vicini”, ma “non comunicanti”. Che cosa c’entrano queste disquisizioni con le dinamiche inerenti lo sviluppo economico della provincia di Salerno? Ancora una “divagazione” e poi arriviamo al punto. Di suo Agostino Gallozzi ha aggiunto una visione molto “larga”, proiettata sull’interazione tra il circuito dell’economia locale ed i più ampi contesti nazionali ed internazionali. Qualche anno fa sarebbe stata tirata in ballo una brutta parola: “glocalismo”, o qualche slogan sempre ad effetto: “agire locale, pensare globale”. E via dicendo. Oggi, invece, si riparte dai sistemi territoriali che, pure, però, sono chiamati a navigare nel mare aperto della competitività tra regioni d’Europa e del mondo intero. Persico, subito dopo, ne ha ancora “approfittato” ed ha introdotto il concetto di città-arcipelago. Città, cioè, al centro di un’area vasta composta da tante altre realtà urbane che un tempo avrebbero dovuto aggregarsi nelle famose cinture metropolitane. Insomma – per Persico – Salerno avrebbe tutte le caratteristiche per guidare la governance della crescita di un vasto arcipelago tutto proiettato verso salti di scala dal punto di vista economico, produttivo, ma, soprattutto, attrattivo. Ecco, quindi, che ritorna la logica del sughero: se non c’è interscambio organico ed osmotico tra la città, che è anche geograficamente al centro dell’arcipelago, e le isolette che le sono dislocate intorno, tutto diventa “non dialogante”. E, allora, il locale corre il rischio di non acquisire - nonostante le proprie capacità e competenze - quella robusta dimensione di piattaforma territoriale ben infrastrutturata indispensabile per collocarsi in un contesto (internazionale) altamente competitivo (anche dal punto di vista del mercato di capitali che vanno dove c’è convenienza e dove ci sono numeri consistenti). Come è molto importante in alcune stagioni di confusione e di regressione politico-istituzionale ripartire dalla ricerca di un senso di identità, di appartenenza, di rifondazione vera e propria di una comunità civica, in altre diventa fondamentale aprirsi alle nuove sfide, alle nuove partite che il crollo dell’economia impone. Ed ecco che può tornare utile la distinzione tra le due scuole di pensiero: il sughero e la plastica. Due scuole di pensiero che molto hanno a che fare con la capacità di carpire il mutamento che si produce nei diversi periodi della storia di una municipalità. E’ su questa delicata trincea di confine che si gioca il futuro tra la “plastica” – magari anche confortevole dal punto di vista della qualità complessiva della vita, ma senza sbocchi occupazionali per più di una generazione – ed il “sughero”, aggregati cellulari che assicurano la traspirazione e la vita. Anche a costo di fare finta di perdere qualche partita in trasferta o addirittura in casa, forse vale la pena di allargare la visuale. Perché in tempo di nativi digitali non è più possibile pensare di tenere tutto sigillato con un tappo di plastica. ERNESTO PAPPALARDO direttore@salernoeconomy.it
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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