contatore accessi free Salerno Economy - Blog di informazione economica

ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • Lo scenario analizzato da Unioncamere e Coldiretti evidenzia dinamiche estremamente positive nei comparti del commercio e dell’agricoltura. Occasioni perdute? I dati confermano che i giovani del Sud non hanno paura di metterci la faccia e di creare nuove imprese per vincere la partita dell’occupazione, ma manca drammaticamente un piano di sostegno di breve e medio periodo per supportare l’approccio al mercato delle nuove micro/aziende.

    Il panorama che si delinea dopo la pausa estiva resta abbastanza complicato e, per molti versi, difficile da decifrare. Il contesto nazionale è di per sé gravato da una serie di variabili internazionali che, oggettivamente, non aiutano a mettere in campo una politica economica espansiva in grado di cogliere sostanziali successi. C’è troppa preoccupazione da parte di famiglie ed imprese: la cautela (prima il risparmio, poi la spesa) e l’attesa prevalgono, non favorendo gli investimenti privati. Né per quanto concerne gli investimenti pubblici si può sperare in una tempistica accettabile: appare ancora prevalente la “tecnica” dell’annuncio rispetto alla realizzazione effettiva degli interventi (di qualsiasi genere che coinvolgono la Pubblica Amministrazione).
    Troppe fibrillazioni, troppe scadenze, quindi, si accavallano sui due fronti: quello estero, appunto, e quello interno. Il grave errore del presidente del Consiglio/segretario del Pd di personalizzare gli esiti del referendum - sebbene sia stato ammesso ed in qualche modo “rimosso” dai processi di comunicazione - ha reso ancora più teso il clima politico, generando apprensione nei grandi investitori internazionali, nei capitali che appena fiutano complicazioni cambiano immediatamente aria o cristallizzano ogni iniziativa.
    E’ in questo articolato quadro d’insieme che occorre posizionare tutta la serie di annunci, programmi e “Patti” messi in campo per il Mezzogiorno. Con un Governo tutto preso dalla trattativa con Bruxelles per spuntare qualche “fondamentale” spazio in più in termini di flessibilità e con una lotta aspra all’interno del Pd – senza contare il fisiologico inasprimento dei toni con l’avvicinarsi (?) del referendum – è del tutto evidente che diventa ancora più “articolato” il percorso che porta allo sblocco di tanti finanziamenti e di tante progettualità decisivi per il livello istituzionale regionale per avviare – finalmente – un grande piano di rilancio dell’economia campana.
    Nel “frattempo”, in attesa che il gettito dei miliardi di euro - fino a questo momento, per la verità, solo intravisti nelle tabelle allegate ai documenti presentati alla stampa - inondi i territori, tocca arrangiarsi da soli. Tocca gestire al meglio le conseguenze di una lunga crisi che si sarà pure arrestata, ma i cui effetti sono ancora ben presenti e visibili. Basta dare uno sguardo ai dati sull’occupazione - ed all’evoluzione delle dinamiche legate agli incentivi e successiva loro riduzione - per rendersi conto che è da questa trincea che occorre ripartire. E i giovani meridionali proprio da questo punto esatto confermano di volere riprendere la marcia. Come? Mettendo da parte ogni ricerca ed ogni intermediazione della politica o di chicchessia. Scegliendo di giocare in prima persona la sfida più importante per costruirsi il proprio futuro, quella del lavoro. Ecco, quindi, che nascono moltissime imprese “under 35”; ecco perché si ritorna a valutare in maniera innovativa ed intelligente la risorsa/terra; ecco perché la famiglia diventa l’unico e vero “polmone” finanziario per avviare  piccole aziende molto spesso destinate ad essere inghiottite dalla concorrenza e dal mercato. Ma, intanto, la risposta c’è. Forte, ricca di dignità, coraggio, entusiasmo. Anche in questo caso, però, manca una “rete” di protezione per tutti questi giovani che – dicono i numeri – nell’arco di due/tre anni, in larghissima parte, devono arrendersi. Insomma, fino al momento della partenza va tutto bene. Ma un minuto dopo tutto diventa più difficile, proprio nella fase  più delicata dell’impatto con la realtà della competizione (spesso sleale o anche illegale).  E, allora, la spinta all’auto/imprenditorialità diventa un altro sogno che si infrange, quando, invece, si potrebbe/dovrebbe lavorare tutti insieme – pubblico e privato – a studiare soluzioni che consentano un periodo di rodaggio di almeno 36 mesi per consentire a tanta energia giovanile di avere l’opportunità di capire fino in fondo se l’idea d’impresa nella quale hanno investito il loro futuro è in grado di camminare da sola o va accantonata. Ecco perché  il Sud continua ad apparire sempre di più il luogo delle occasioni perdute.
    ERNESTO PAPPALARDO
    direttore@salernoeconomy.it
    @PappalardoE


Torna indietro Stampa

La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

  • thumbnail-small-1.jpg

    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


  • Il Convertitore Valuta è offerto da Investing.com Italia.