Glocal di Ernesto Pappalardo
Definiti gli “schieramenti” in campo, la campagna elettorale per le comunali entrerà finalmente nel vivo?Le nuove “idee” per Salerno
Il “confronto” tra i candidati sovrasta di gran lunga la necessità di provare ad offrire ai cittadini votanti progettualità in qualche modo alternative a quelle dominanti. Prevale lo scontro anche personale rispetto ai programmi. Ma non è una novità.
Le elezioni per il sindaco ed il consiglio comunale di Salerno si avviano alla fase più importante. Dopo la definizione delle liste, dovrebbero emergere i programmi, le idee. Insomma, la parte “nobile” del confronto tra quello che resta dei partiti, quel poco di approccio “culturale” che sopravvive oltre i leaderismi – veri o presunti – che giganteggiano negli opposti schieramenti. E, invece, fino a questo momento – come di consuetudine, per la verità – si prosegue attraverso la sintesi di slogan più o meno riusciti, senza provare a dare, invece, un quadro esaustivo delle differenze che, pure, dovrebbero manifestarsi dopo vent’anni e passa di prevalenza delle liste che si rapportano al centrosinistra. In altre parole, il problema riguarda principalmente il centrodestra che, pur nella frammentazione delle posizioni, potrebbe trarre vantaggio dall’illustrare un’altra Salerno “possibile” rispetto alla consolidata rappresentazione della Salerno che ha preso forma negli anni del sindacato dell’attuale presidente della Regione Campania. Il massimo sforzo delle liste che propongono candidati sindaco in competizione con Enzo Napoli – ci pare – si dovrebbe concentrare prima di tutto sui tratti differenti della proposta programmatica, invece di disperdersi intorno alle sfaccettature (non prive di polemiche interne a volte di difficile comprensione anche per gli addetti ai lavori) che caratterizzano il fronte moderato. Inutile ribadire che è proprio il famoso e sempre rimpianto “centro” dell’elettorato che si configura come l’ago della bilancia nella contesa elettorale alle porte. In altre parole, il prevalere delle “spaccature” nel centrodestra ha impedito fino ad oggi l’emergere di un’idea forte in grado di contrastare la “narrazione” egemone della città di deluchiana impostazione. Per fare un esempio: che ne pensa il centrodestra di “Salerno città turistica”? Può bastare a rimettere in moto il mercato dell’occupazione soprattutto giovanile? Che ne pensa il centrodestra della “città/museo a cielo aperto”? E’ la risposta giusta al problema di prima (l’urgenza di creare posti di lavoro veri per i giovani)? E ancora: esistono sul serio due città che devono necessariamente convivere: la città della straordinarietà (le opere delle archistar, l’attrazione dei flussi di visitatori e – si spera – dei flussi di investimenti) e quella dell’ordinarietà quotidiana assalita dal traffico, dalla scarsa percezione (specie in alcune zone) della sicurezza, da un elevato livello di pervasività dei rifiuti, da una mobilità pubblica semplicemente problematica?
Ecco, intorno a questo “dualismo” potrebbero delinearsi risposte diverse da parte del centrodestra rispetto al progetto delle liste che appoggiano Enzo Napoli. E sarebbe interessante anche tentare di chiamare a discutere pubblicamente proprio chi rappresenta queste liste di come può virtuosamente evolvere il modello/Salerno degli ultimi vent’anni. A cominciare dalla necessità storica di compiere un salto di scala dal punto di vista della relazionalità con il territorio circostante. Siamo ancora in una fase nelle quale è necessario fare prevalere una sorta di neo/municipalismo? Oppure la gravità dei problemi legati al ritardo nella ripartenza della crescita economica e produttiva impone una visione di area vasta? E, quindi, di un ruolo di orientamento della città capoluogo nei confronti delle due maggior sub/aree provinciali (Nord/Sud)?
Tutti temi che nei prossimi mesi e nei prossimi anni dovranno essere affrontati con serietà, al di la della strumentalità della polemica politica. Dalla qualità delle risposte che saranno date alle domande che queste problematiche pongono a chi si candida a governare la città dipenderà l’esito della sfida già in atto con altri territori. Chi perderà questa partita rimarrà indietro, rendendo ancora più difficile - se non impossibile nel medio periodo - aprire nuove prospettive di qualità della vita e di non effimero percorso professionale e lavorativo per migliaia e migliaia di giovani salernitani.
Eppure, pare proprio che di tutto questo non se ne riesca a parlare in maniera obiettiva, senza le solite demagogie da una parte e dall’altra. Ma, è risaputo, le campagne elettorali che cosa sono diventate se non un lunghissimo e prevedibile storytelling ad uso e consumo della grancassa mediatica?
ERNESTO PAPPALARDO
direttore@salernoeconomy.it
@PappalardoE
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
| |
![]() |