Glocal di Ernesto Pappalardo
L’intervista. Il nuovo incarico dopo l’esperienza alla guida della territoriale salernitana.Rago: “Infrastrutture e marchi di qualità” Il presidente di Confagricoltura Campania indica le priorità per riposizionare il settore primario al centro delle dinamiche di sviluppo della regione. “Spendere presto e bene i fondi europei destinati al nostro comparto e puntare su crescita dimensionale ed internazionalizzazione”.
Rosario Rago è da pochi giorni il nuovo presidente di Confagricoltura Campania. Imprenditore del settore primario, 49 anni, alla guida di uno tra i principali gruppi della filiera ortofrutticola della Piana del Sele, succede a Michele Pannullo giunto a fine mandato. Sarà affiancato da due vicepresidenti: Fabrizio Marzano (napoletano) ed Angelo Frattolillo (avellinese). Appena eletto, Rago, ha subito precisato quale sarà la sua impostazione “strategica”. “Sono convinto che oggi il sindacato - ha dichiarato - abbia bisogno di rinnovarsi per affrontare le importanti sfide che ci attendono, per rendere il nostro comparto sempre più forte e supportare le imprese agricole campane nel divenire protagoniste della rinascita economica della nostra regione”.
Presidente Rago, a quali sfide si riferisce in particolare?
“Guardi, credo che mai come in questo momento il settore agricolo rappresenti una risorsa importante – se non la più importante – per il rilancio dell’economia del Mezzogiorno e, quindi, anche della Campania. Mi riferisco, quindi, a tutte le potenzialità che non sono ancora state espresse in termini di crescita dimensionale delle aziende e di rafforzamento delle filiere di eccellenza che vincono la sfida sui mercati internazionali, ma qui da noi ancora non sono considerate fiori all’occhiello dei nostri territori”.
E, quindi, quali sono i primi obiettivi che si prefigge di raggiungere?
“Prima di tutto occorre rinsaldare l’azione sinergica all’interno della nostra associazione attivando una collaborazione ancora più significativa tra le Unioni Provinciali: nel momento in cui abbiamo chiara la cornice programmatica dentro la quale bisogna agire, è indispensabile marciare compatti e con unità di intenti verso alcuni obiettivi prioritari”.
Quali?
“Prima di tutto è indispensabile rendere pienamente operative le procedure dei Programmi di Sviluppo Rurale (Psr) evitando di ricadere negli errori del precedente ciclo 2007/2013: ne stiamo ancora pagando le conseguenze negative, con un risultato del tutto irrilevante rispetto ai problemi reali del settore. E’ urgente semplificare le procedure e passare ad una gestione più snella: sarebbe un grande passo in avanti attivare il meccanismo dei progetti a sportello, invece di proseguire sulla strada dei bandi. Si recupererebbero molti ritardi. Ma esiste un problema antecedente la fase gestionale vera e propria che riguarda l’individuazione delle finalità strategiche”.
Quali sono dal suo punto di vista?
“Favorire i processi di aggregazione e, quindi, la crescita dimensionale delle Organizzazione di Produttori in modo da impattare in maniera più significativa sui canali della Grande Distribuzione Organizzata da un lato; accelerare sul versante delle reti d’impresa, promuovendo una forte azione di sensibilizzazione e di divulgazione delle opportunità che questo strumento offre alla platea delle nostre aziende. Ma c’è anche un’altra sfida – la vera sfida – che dovremo essere in grado di lanciare. Una grande partita che non abbiamo ancora iniziato, purtroppo, a giocare”.
A che cosa si riferisce, presidente?
“Da Expo 2015 è emerso con chiarezza che intorno al settore primario, alle grandi filiere del food, al ciclo che dalla terra arriva sulle tavole dei consumatori di tutto il mondo, si gioca la partita per il rilancio dell’economia del Sud. L’agricoltura deve aprirsi ed integrarsi con tutti i processi di valorizzazione dei territori: produzione senza dubbio, ma anche trasformazione delle produzioni ed anche interazione con i flussi dei nuovi turismi che vanno in cerca di itinerari personalizzati: ambiente, cibo, giacimenti culturali ed artistici. Insomma, dalla tutela del paesaggio alla capacità attrattiva di visitatori sulla base di un comune denominatore: la qualità dell’offerta. La nostra agricoltura, in provincia di Salerno, ha le carte in regola: la Piana del Sele è il più importante orto d’Europa, solo per fare un esempio che pochi nelle istituzioni fino ad oggi hanno saputo o voluto vedere”.
Quali saranno le sue prime iniziative?
“Stiamo già lavorando sui tavoli istituzionali dedicati ai Psr: è un’occasione che non possiamo perdere. Dobbiamo, inoltre, fare in modo che siano utilizzati efficacemente i fondi Ue disponibili per infrastrutturare in maniera più sistemica e funzionale i nostri territori che si allagano per qualche pioggia più insistente e a pagarne le conseguenze sono gli imprenditori lasciati come sempre soli. Ma dobbiamo impegnarci anche per creare imprese più grandi e forti, capaci di andare sui mercati internazionali e conquistarli perché la nostra qualità è davvero superiore a quella della maggior parte dei competitor. Penso che la strada dei marchi di qualità su base volontaria, magari ricorrendo ai contratti di rete, rappresenti un’opportunità per fare squadra e cogliere importanti occasioni all’estero, oltre che nel resto del Paese”.
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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