Glocal di Ernesto Pappalardo
La “buona” politica
Il tema delle “alleanze” territoriali per mettere in campo una “exit strategy” dalla crisi economica che, ormai, avvolge il Mezzogiorno in maniera sempre più asfissiante - anche rispetto ad altre regioni in ritardo di sviluppo di tutta Europa - fa discutere. Fa discutere perché in questa provincia non si è tanto abituati a cogliere novità di per sé positive, anche a prescindere – ma non è auspicabile, naturalmente, in questo caso – dagli esiti. Per spiegarsi meglio: considerato che da anni la politica locale non esprime un progetto credibile in termini di crescita economica e produttiva, registrare il “movimentismo” di categorie datoriali, circuito camerale, organizzazioni sindacali non può che fare piacere. In questa fase embrionale del fenomeno sembra giusto riconoscere che le uniche proposte – che in alcuni casi si sono già trasformate in iniziative concrete (per esempio: le novità del regolamento Asi; le intese operative attivate dalla Camera di Commercio per la velocizzazione di determinate procedure con l’ausilio dell’informatica; il forte impulso alla formazione di qualità per il miglioramento della organizzazione gestionale delle piccole imprese impresso da Confindustria Salerno) – realmente capaci di intercettare i bisogni quotidiani delle aziende sono venute dal mondo del “fare”. Proposte che vanno nella direzione di mettere in campo risposte e non teoremi o dialoghi sui massimi sistemi e che si sposano con l’analisi che ieri in un’intervista rilasciata a “Imprese&Mercati” ha delineato il segretario della Cgil Campania Franco Tavella. Parlare di urgente necessità di ritorno alla “buona politica” e di ritrovare la capacità di dare risposte ai bisogni concreti delle persone; parlare dell’utilità di avere il fronte dei “corpi intermedi” compatto al fine di pungolare i partiti, significa sottolineare che in questo momento è sostanzialmente dal basso che si sta muovendo il tentativo di stimolare il necessario cambiamento. Tutto sarà certamente più chiaro tra qualche mese, ma, intanto, dai Palazzi istituzionali non arrivano risposte, né tanto meno idee o progetti. Solo un silenzio imbarazzato, interrotto da intermezzi mediatici. Sul piano pratico nulla si muove. Vogliamo parlare del “credit crunch”? Chi si attiva concretamente per dare seguito alla reale attuazione delle misure che l’Abi considera operative per attenuare le difficoltà delle piccole imprese? Vogliamo parlare del famoso “parco-progetti” per il territorio salernitano da presentare sul tavolo del governatore Caldoro per provare a ricordargli che la Campania è composta da cinque province (tra cui Salerno)? Su che cosa si stanno interrogando i consiglieri regionali di tutti gli schieramenti (destra, sinistra e centro)? Non sarebbe il caso che si ponessero anche il problema – tra i tanti di cui dovrebbero farsi carico – di provare a fare affluire risorse per investimenti che avrebbero il pregio (come statisticamente è dimostrato per l’area metropolitana di Napoli) di fare respirare il prodotto interno lordo provinciale? E, allora, ha ragione Tavella quando parla di un urgente bisogno di “buona politica”, ma è consentito essere un po’ scettici sulla tempistica delle risposte e, nelle more, di credere più verosimile la definizione condivisa di una piattaforma di poche priorità da parte dell’alleanza dei corpi intermedi da presentare sui tavoli istituzionali: Comuni, Provincia, Regione e – perché no – anche sui tavoli ministeriali che stanno ridisegnando la strategia di intervento nel Mezzogiorno. E, poi, bisogna sottolineare senza indugi che mancano clamorosamente all’appello – fatte poche, ma significative eccezioni – deputati e senatori che sono stati “nominati” - in teoria - in riferimento a questo territorio. Vuoi vedere che il metodo dell’alleanza dei corpi intermedi e delle rappresentanze sociali e categoriali potrebbe essere utile anche a chi siede sugli scranni della Regione Campania e del Parlamento per proporre in questo scorcio di legislatura una vera e propria “vertenza-Salerno”? O dovremo sorbirci la solita demagogica ed improduttiva campagna elettorale con tanto di “buoni” e “cattivi” ai quali non crede proprio più nessuno? Insomma, dalla “deriva” dei partiti non è detto che non possa nascere anche un bene. E in questo caso non c’entra proprio nulla l’anti-politica, ma solo la ferma convinzione – come dice Tavella – di recuperare il prima possibile la nobiltà e lo spirito civico della vera Politica (P maiuscola). ERNESTO PAPPALARDO direttore@salernoeconomy.it
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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