Glocal di Ernesto Pappalardo
La campagna elettorale si svolge in un clima surreale. E’ scontro di slogan e nessuno si assume alcuna responsabilità.La politica? Non c’è, “liquefatta” Viesti: “Nel Mezzogiorno alcuni pensano a se stessi (sembra crescere il voto di scambio e clientelare); altri gettano la spugna (cresce la disaffezione di tanti cittadini per la cosa pubblica), e le forze e gli interessi legati ad un rilancio del suo sviluppo – che pure certamente non mancano - non hanno rappresentanza”.
C’è qualcosa di surreale in questa campagna elettorale per le regionali. E’ come se i candidati – almeno quelli con più visibilità mediatica – non riuscissero proprio a trasmettere la sensazione di avere capito bene con quali problemi gravi i cittadini della Campania provano a confrontarsi ogni giorno. I confronti televisivi confermano che questo tipo di approccio (surreale) è traversale alle forze politiche e “gioca” con vari registri, lasciando attoniti un po’ tutti noi. Ma come – pare di ascoltare i pensieri a voce alta di tante persone sconcertate dalla rappresentazione della situazione che si vive in Campania – è davvero possibile che la battaglia all’ultimo voto sia così prevaricante rispetto al buon senso? Rispetto ad un minimo di obiettività e di chiarezza da una parte (chi ha governato) e dall’altra (chi aspira a farlo)? La situazione è quella che è: lavoro, sanità, trasporti, qualità della vita, famiglie a rischio povertà e via discorrendo. Nessuno che abbia ammesso fino a questo momento che si tratta di problemi non proprio risolvibili domani mattina; che le “colpe” sono ampiamente ripartite tra tutte le forze politiche e tra tutti i livelli istituzionali; che la stessa componente privata dell’economia regionale non sempre ha brillato per capacità operativa e propensione al rischio imprenditoriale e che le stesse rappresentanze sindacali molto probabilmente avrebbero potuto in varie circostanze assumere atteggiamenti meno strumentalmente politici.
Insomma, quello che appare è una messa in scena di un copione elettorale palesemente falso, che divide i “buoni” dai “cattivi” con un unico denominatore comune: nessuno ha alcuna responsabilità nel disastro che abbiamo sotto gli occhi. Nessuno (nessuno) ha il coraggio di ammettere che siamo al finale di partita di una classe politica ed istituzionale che negli ultimi vent’anni ha portato la Campania in un baratro dal quale sarà quasi impossibile uscire senza una profonda revisione della nostra identità sociale ed economico/produttiva. Siamo ancora alle prese con uno spettacolo trito e ritrito: da una parte chi agita bacchette magiche o fa liste della spesa improbabili; dall’altra chi disegna una regione immaginaria che assomiglia quasi quasi alla Svizzera. In mezzo gli abitanti del pianeta-Campania disorientati, sempre più distanti da una politica nella quale (e ci mancherebbe che così non fosse) stentano a riconoscersi.
Ma, forse, il problema è di natura un po’ più ampia. Gianfranco Viesti (“La Nota”, rivista “Il Mulino”, 18 maggio) spiega come sempre molto bene che cosa è successo (e continua, purtroppo, a succedere). Le conclusioni dell’analisi di Viesti sintetizzano il quadro nel quale si consumano queste elezioni. “Un’ipotesi su cui varrebbe la pena discutere - scrive Viesti - è che la politica sul e nel Mezzogiorno si è liquefatta. A scala nazionale. E nel Mezzogiorno. Dove alcuni pensano a se stessi (sembra crescere il voto di scambio e clientelare); altri gettano la spugna (cresce la disaffezione di tanti cittadini per la cosa pubblica), e le forze e gli interessi legati ad un rilancio del suo sviluppo – che pure certamente non mancano - non hanno rappresentanza politica. Non sembra una buona notizia, e non solo per i meridionali”. Eppure le cose da fare sono state già molte volte identificate e Viesti le mette insieme con un finale amaro, ma del tutto condivisibile: “(…) un maggiore equilibrio territoriale nelle politiche di tassazione e di spesa, un ridisegno dei servizi pubblici che ne aumenti efficienza e qualità a vantaggio di tutti i cittadini italiani, e una strategia (e concreti interventi) per lo sviluppo delle aree più deboli, non interessano più a nessuno; in particolare a chi ha un qualche potere di fare qualcosa”.
Resta la certezza che – qualunque sia l’esito della sfida elettorale – l’incapacità delle regioni meridionali (ma non solo delle regioni del Sud, sia chiaro) di esprimere una classe dirigente adeguata alla complessità dei problemi nei quali navighiamo/galleggiamo da anni, si conferma la vera emergenza dietro la quale è rintracciabile il profilo storico di un dualismo che pesa come un macigno sul presente e su tanta parte del nostro futuro.
ERNESTO PAPPALARDO
direttore@salernoeconomy.it
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
| |
![]() |