Glocal di Ernesto Pappalardo
Le condizioni di contesto continuano a pesare in maniera negativa sulle imprese
“Ripartenza”? Filiere territoriali logistiche
Tra le “visioni” per la crescita rientra quella della Svimez: la costruzione di un network operativo di piattaforme intermodali retro-portuali in grado di interagire con gli agglomerati produttivi presenti in provincia.
In questi ultimi giorni, ammesso che fosse ancora necessario, il porto commerciale di Salerno ha trovato il modo di ribadire la sua centralità nella rete infrastrutturale al servizio delle imprese export oriented (ma anche per quelle che, sul versante delle importazioni, si approvvigionano delle materie prime di cui necessitano). Naturalmente, a beneficiare dell’offerta di collegamenti – praticamente con tutto il mondo – dello scalo salernitano non sono solo le aziende della provincia: il perimetro nel quale ricadono gli agglomerati produttivi che fanno riferimento al nostro porto è molto più ampio ed incrocia porzioni di altre regioni (basso Lazio, Basilicata, alta Calabria, parte del Molise e Puglia). Insomma, al di la della forza/lavoro necessaria a farlo funzionare (è, in ogni caso, la più grande azienda della provincia da questo punto di vista tra gli addetti diretti e quelli attivi nell’indotto), il porto è l’unico accesso - attualmente fruibile - ai circuiti internazionali.
Come ottimizzare ancora meglio questa opportunità che si è segnalata da anni per le buone pratiche imprenditoriali ed istituzionali che è in grado di esprimere? In tempi di progetti alquanto difficili da decifrare dal punto di vista della funzionalità e dell’efficienza amministrativa e burocratica (come l’accorpamento delle Autorità Portuali di Napoli e Salerno), può essere utile, invece, andare a verificare che cosa pensa, per esempio, la Svimez a proposito dell’efficientamento della rete logistica meridionale. Una visione di assoluto interesse – il documento del 2011 è ancora di grande attualità – che configura un percorso probabilmente “obbligato” per gli scali del Mezzogiorno alle prese con la necessità di interagire ancora meglio con le aree nelle quali sono insediati. La Svimez richiama la necessità di costruire un network operativo di piattaforme intermodali retro-portuali: un asset di sviluppo idoneo a superare la criticità degli spazi oggettivamente limitati dell'attuale area mercantile del porto di Salerno. “La maggiore apertura dei mercati per le produzioni meridionali e la possibilità del territorio di offrire sistemi logistici a servizio dei mercati di produzione e consumo dell’area mediterranea - è scritto nel documento Svimez - sono una concreta realtà che il Mezzogiorno deve sfruttare per catturare e trattenere valore all’interno del suo sistema economico. Ciò può realizzarsi offrendo servizi logistici avanzati ed efficienti all’interno di filiere logistiche parallele alle filiere produttive e mercantili, le cosiddette Filiere Territoriali Logistiche (Ftl)”. Perché? “La Filiera Territoriale Logistica – spiega sempre la Svimez - presuppone un’area vasta che disponga di un porto commerciale, di spazi retro-portuali e di attività economiche che presentino un forte orientamento alle esportazioni. Le attività presenti nell’area potrebbero godere di notevoli vantaggi qualora le aree prossime ai porti fossero idoneizzate “a retro-porti”, cioè ambiti attrezzati dal punto di vista infrastrutturale e collegati alle attività economiche presenti nell’area, in altri termini ciò significa “produttivizzare” il territorio in senso logistico per promuovere un aumento dell’occupazione e delle esportazioni”.
Ci sarebbe, poi, da completare il percorso – nella visione della Svimez – con “l’istituzione di apposite zone defiscalizzate soprattutto in presenza di attività che importano via mare materie prime, semilavorati e prodotti intermedi, per una successiva sequenza logistica a valore e quindi riesportazione via mare di prodotti finiti e intermedi che presentano un incremento di valore dovuto alle attività logistiche (assemblaggio, consolidamento, etichettamento, confezionamento, ecc.)”. Ma questo traguardo, per la verità, oggi sembra davvero “ambizioso” rispetto alla necessità di costruire prima una rete di retro-porti efficiente e ben collegata con il porto di Salerno. In ogni caso, l’area di Salerno possiede tutte le caratteristiche individuate dalla Svimez ed è “dotata” anche di quei segmenti produttivi ritenuti maggiormente funzionali al progetto: agroalimentare di eccellenza (pasta, vino, olio, conserviero, caseario, ecc.), pomodoro, pasta, ortofrutta, florovivaismo, vitivinicoltura, mozzarella di bufala e lattiero-casearia. Insomma, il quadro di orientamento allo sviluppo c’è. Per i retro-porti (Mercato San Severino in particolare) qualcosa si sta muovendo. Per tutto il resto, però, siamo, è il caso di dire, ben lontani dal porto. Siamo in alto mare.
ERNESTO PAPPALARDO
direttore@salernoeconomy.it
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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