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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • L’immagine percepita del Mezzogiorno resta unica ed indistinta, in negativo purtroppoIl Sud? E’ uno solo e non “attrae” Lo studio Certet Bocconi/Università di Groningen (Olanda) riscrive il teorema impostato sulla “diversità” delle varie aree meridionali: le “differenze” non si “leggono”

    Come se non fossero sufficienti le gravi criticità che configurano il divario netto ed inequivocabile tra Nord e Sud, un autorevole studio (Certet Bocconi/Università di Groningen, Olanda) aggiunge un ulteriore tassello alle diseconomie territoriali all’interno della stessa area meridionale. L’immagine percepita del Sud nel suo complesso dagli imprenditori italiani non entra nel merito dei vari sistemi economici e produttivi che costituiscono il Sud: non si va troppo per il sottile, insomma. Non conviene investire - è questo il quadro che emerge dalle risposte degli intervistati - in Calabria come in Campania; in Sardegna come in Sicilia. E’ l’ennesima conferma che, accanto alle problematiche strutturali, ne esiste un’altra da non sottovalutare in termini di “narrazione” mediatico/comunicativa delle (poche) piattaforme territoriali meridionali che, invece, sono in grado di offrire competitività a buon mercato. Un esempio per intendersi: che il porto commerciale di Salerno sia capace di sostenere la sfida a livello europeo in termini di costi/servizi offerti è ben noto, ma occorre comunicarlo molto bene in quanto risente senza dubbio delle dinamiche mediatiche negative che fanno riferimento ad una realtà genericamente individuata come Sud. In altre parole: i singoli sistemi territoriali, oltre che pensare a funzionare bene, devono porsi il problema di posizionarsi altrettanto bene sul mercato dei processi info/comunicativi, immaginando ed attuando politiche di marketing adeguate ed effettivamente in grado di veicolare il messaggio inerente i vantaggi fruibili per le aziende che decidono di scegliere di investire o di localizzarsi nelle varie aree del Mezzogiorno ritenute in sintonia con il proprio business. Lo studio, naturalmente, pone in evidenza alcuni aspetti assolutamente preminenti: le carenze infrastrutturali sotto il profilo dei trasporti e della logistica integrata; la povertà del tessuto di imprese fornitrici e di potenziali clienti; la presenza della criminalità organizzata. A seguire, poi, le altre ben note criticità: qualità del capitale umano; scarsa presenza di  strutture di ricerca; inefficacia o assenza di politiche pubbliche per lo sviluppo; inefficienza della Pubblica Amministrazione. Le indicazioni strategiche per recuperare terreno rispetto al Centro Nord sottolineano la necessità di attivare politiche industriali per imprese e filiere puntando sullo sviluppo endogeno, l’unico rimedio al processo di desertificazione in atto ormai da tempo. Questo non significa, naturalmente, che il problema della legalità e del controllo del territorio non sia la pre-condizione di base per avviare qualsiasi tipo di processo di rilancio effettivo (e non solo mediatico/comunicativo) delle economie del Sud. Ma quello che preoccupa è l’aggiungersi di un ulteriore “peso” alle difficoltà ormai ben chiare anche ai non addetti ai lavori: quei pochi vantaggi localizzativi che pure esistono (sebbene in minima parte ed in maniera largamente disomogenea) in alcune aree del Mezzogiorno sono ormai “diluiti” nel filone di una “rappresentazione” dei territori meridionali che ha di fatto generato la convinzione, in una vasta fascia dell’imprenditoria italiana, che un “pezzo” di Sud equivalga ad un altro. Un danno enorme che sarà molto difficile recuperare. Soprattutto per i più virtuosi, come sempre.
    ERNESTO PAPPALARDO
    direttore@salernoeconomy.it


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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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