Glocal di Ernesto Pappalardo
La disperata corsa all'auto impiego
Nella disperata ricerca del lavoro che non c’è alla fine non resta che provare a crearselo da soli. Neanche questa è una vera e propria novità: da anni la cosiddetta auto-imprenditorialità costituisce una delle risorse “ultime” per provare ad evitare di invecchiare senza essere mai entrati nel circuito produttivo. L’analisi dell’Osservatorio Confesercenti fornisce un’altra drammatica conferma: nei primi sei mesi del 2013 quattro nuove attività su dieci – nei settori del commercio e del turismo – sono state avviate da under 35. Questi comparti (con particolare riferimento ai segmenti degli alloggi e della ristorazione) si caratterizzano per il ruolo di “shock absorber della disoccupazione, e di quella giovanile e femminile (le due fasce sociali più sotto occupate) in particolare”. E fin qui lo scenario potrebbe prestarsi anche ad una lettura in qualche modo non del tutto negativa. “Ma la vita delle imprese - precisa Confesercenti - è sempre più breve: dopo tre anni risultano chiuse più di 3 attività su 10 ed il 13% cessa in un anno”. In altre parole: troppo spesso manca la cultura imprenditoriale necessaria a sostenere il tasso di competitività in due ambiti di riferimento molto difficili e complessi. La verità è che non si può improvvisare, soprattutto in congiunture così sfavorevoli come quella che stiamo attraversando ormai da troppo tempo. Ma è anche fin troppo chiaro che manca un disegno strutturale – realmente recepibile dal target delle aziende alle quali dovrebbe essere operativamente indirizzato – di medio/lungo termine in grado di cambiare la geografia dei flussi in entrata nel mondo del lavoro. Per non parlare delle incongruenze e dei forti ritardi sotto il profilo dell’orientamento e – nello stesso tempo – della capacità di fare incontrare in maniera virtuosa offerta e domanda di profili professionali. Diventa inevitabile, purtroppo, il ricorso alle più svariate modalità di accesso alla filiera produttiva. In questo modo si bruciano anni di studi e si mettono da parte competenze faticosamente accumulate nei percorsi scolastici ai vari livelli. La precarietà sul versante dell’identità professionale assume, quindi, forma preponderante, devastando ogni progettualità personale. Il rovescio della medaglia dell’auto-impiego si configura nell’immagine di una generazione con la valigia in mano. Ma anche in questo caso le incognite sono dietro l’angolo.
ERNESTO PAPPALARDO
direttore@salernoeconomy.it
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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