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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • All’appello della “ripresina” manca sempre il tassello più importante Per il lavoro e’ sempre buio fitto E la stretta creditizia non si allenta

    I ripetuti annunci sulla fine della crisi devono, in ogni caso, fare i conti con gli indicatori che si riferiscono a due ambiti sostanziali: credito e lavoro. L’analisi del Centro Studi di Confindustria presentata la settimana scorsa su questi due punti è molto chiara: i criteri per la concessione dei prestiti alle imprese sono stati ulteriormente irrigiditi nel secondo trimestre 2013 e “nonostante l’economia italiana sia arrivata al punto di svolta, la domanda di lavoro ricomincerà a crescere solo da primavera 2014”. Se, poi, scendiamo nel dettaglio dei numeri, ci rendiamo conto della dimensione e della gravità della situazione. Senza contare i “differenziali” negativi che caratterizzano le distanze esistenti tra le economie del Sud e quelle del Centro/Nord. D’altro canto non è un caso se una personalità come Lucrezia Reichlin sia intervenuta sul Corriere della Sera (lunedì 16 settembre) con una riflessione – “Con la testa sotto la sabbia” – che entra direttamente nel merito delle vere questioni (irrisolte) decisive nello zavorrare ogni autentica prospettiva di strutturale uscita dalla crisi. Naturalmente, Reichlin parte dal rapporto debito-Pil (che risulta in crescita) e dalle prospettive allo stato “inesistenti” di un rientro di questa insostenibile esposizione. Ma l’altro nodo che pesa come un macigno resta quello della scarsa competitività. “Dai giorni della crisi più profonda – scrive l’economista – l’Italia non ha fatto niente per rilanciare la competitività”. “Né quella intesa in senso stretto, determinata, cioè, dal tasso di produttività e dal costo del lavoro; né quella più ampiamente considerata, determinata dall’efficienza nelle dinamiche amministrativo-burocratiche e del sistema giudiziario e dall’incidenza della corruzione. La conseguenza si fa sentire sugli investimenti e sulle esportazioni che, pur essendo cresciute più della domanda interna, non hanno avuto un andamento dinamico quanto quelle di Madrid”. E ancora: “La disoccupazione è in crescita, l’occupazione in calo, mentre il settore bancario resta fra i più fragili d’Europa, con la necessità potenziale di capitali che sfiora i 30 miliardi”. Per Reichlin diventa, quindi, davvero difficile prevedere che in un tale contesto si possa arrestare la dinamica “perversa” del debito, vera e pesantissima palla al piede. Viene da chiedersi – come suggerisce Reichlin – perché tanta enfasi nel sottolineare questa parvenza di “ripresa”? Le risposte sono molteplici. Ma, forse, vista da Sud e dalla Campania questa situazione ha una spiegazione per così dire “naturale”: la politica e la presunta classe dirigente sono abituate da tempo immemore a galleggiare nella quotidianità immobile di chi pensa a preservare il proprio interesse particolare. L’incapacità di guardare oltre “la prossima campagna elettorale” è diventata una malattia genetica, ereditaria. E non si ha piena percezione della vera natura di queste ripetute crisi economiche: crisi non congiunturali. Destinate, invece, a cambiare il volto dei sistemi produttivi locali (soprattutto al Sud). Ma questi ragionamenti non servono ad ottenere consenso. Meglio annunciare che la crisi è acqua passata. Anche se le migliaia di senza-lavoro ormai costituiscono una questione sociale e non più un’emergenza economico/occupazionale. ERNESTO PAPPALARDO direttore@salernoeconomy.it


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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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