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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • PARTITI, TERRITORIO E LEADERSHIP

    Per quelli che hanno ancora la tenacia di seguire le vicende politiche locali - possiamo, ormai, considerarci sconsolati componenti di una riserva indiana - gli ultimi “fatti” delle amministrative hanno spalancato ampie praterie dove mettere in “coltura” analisi, ricette e prontuari del pronto soccorso utili sia a sinistra che a destra, oltre che al centro, se solo si potesse veramente individuare questo “luogo” così ambito da essere ritenuto una specie di “paradiso” dove la vittoria elettorale è sempre a portata di mano. Il tema dominante - ragionando a freddo, dopo i consueti siparietti con tanto di cortei trionfali per i vincitori, che rivelano la sempre viva propensione al populismo/peronismo insita nella dialettica eletti-elettori qui al Sud - alla fine resta quello della capacità (o meno) di “organizzare” il consenso su base territoriale. Quando si dice che il sindaco è l’espressione più diretta – soprattutto con questa legge – di una comunità, si coglie la valenza di un legame che travalica nei fatti l’appartenenza ad uno schieramento o ad una parte in competizione. Ma questa dimensione post-partitica diventa troppo spesso anche la scorciatoia per accedere ad una leadership personale che può arrivare a mescolare elementi di trasformismo e, soprattutto, a confondere le carte fino a delineare scenari tipicamente consociativi, per non dire clientelari. Negli anni in cui la sinistra amava parlare un linguaggio non ancora invaso da elementi prevalentemente mediatici, una delle parole chiave (insieme con “dibattito”) era “progetto”. La mancanza di un “progetto” resta ancora oggi il segno sostanziale per provare a comprendere, al di la del messaggio elettoralistico, le “cose” che il candidato sindaco promette di fare. Altro discorso è – mera constatazione – avere sperimentato che anche quando il “progetto” è annunciato e solennemente promesso, quasi sempre non sarà realizzato. Ma, almeno nella fase della formazione del consenso, e, quindi, della costruzione di una leadership (personale, ormai, e non più di partito) l’indicazione del “progetto”, dell’idea, della “visione” si conferma il tassello centrale della strategia che deve mirare a coinvolgere il numero più ampio possibile di elettori. Alcune domande semplici: qualcuno è in grado di descrivere non approssimativamente quale idea di sviluppo, di crescita sostenibile, di identità produttiva del territorio – non dei singoli perimetri comunali – hanno i partiti o le liste che si sono fronteggiate alle ultime amministrative? Qualcuno ha capito esattamente, nel dettaglio, quali sono le soluzioni che la politica locale pensa di mettere in campo per provare a riappropriarsi del “progetto” di rilancio dell’economia salernitana? E’ un’impresa davvero difficile e complessa rendersi conto di quali siano le conoscenze e le “visioni” di breve e medio periodo che i partiti dovrebbero responsabilmente esprimere per rispondere alle aspettative che si rintracciano nel territorio. E’ indifferibile invertire il modello di riferimento attraverso il quale si tenta di “costruire” le leadership nei singoli municipi. Se si delinea un ampio e condiviso “progetto” che asseconda le potenzialità dell’intera provincia, anche i sindaci più affezionati all’investitura popolare avrebbero maggiori opportunità di inserirsi in un disegno di crescita socio-economica capace di richiedere con autorevolezza gli adeguati finanziamenti in sede regionale (Ue). In altre parole: la scarsa soggettività politica del territorio (che è la “somma” dei singoli territori) è la causa scatenante di leadership solitarie che nel migliore dei casi generano e realizzano progettualità non di sistema o di contesto, ma limitate e ristrette ad aree troppo piccole per stimolare ricadute significative e durature sulla “produzione” diffusa di ricchezza. L’esatto contrario di una squadra coesa di amministratori capaci di guardare oltre il proprio naso. E, invece, in molte circostanze ci ritroviamo di fronte a “leghisti di ritorno”, anche se ampiamente “giustificati” dalla mancanza di un “progetto” vero, calato in area vasta e in ambito regionale. Se, poi, aggiungiamo, le lotte fratricide all’interno dei singoli partiti o i diktat dei capi indiscutibili, è facile rendersi conto di come siamo messi davvero male. Altro che nuove classi dirigenti.


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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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