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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • Presentato il 13° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione “I media tra élite e popolo”. App e smartphone, come cambiano gli stili di vita  Il 40% degli internauti pratica l'home banking, il 36% l'e-commerce, il 14,9% sbriga online le pratiche burocratiche con gli uffici pubblici, il 14,8% organizza i viaggi sul web, l'8,3% prenota le visite mediche via internet.  

    La tecnologia innova l’approccio alla quotidianità, ai comportamenti ed alle abitudini della maggioranza della popolazione. Il quadro delineato dal  13° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, presentato nei giorni scorsi a Roma, lascia emergere dinamiche sempre più intense rispetto all’utilizzazione degli smartphone e delle applicazioni (App). Come cambiano i comportamenti nell'epoca della disintermediazione digitale? Il 40,6% degli internauti italiani controlla i movimenti del conto corrente bancario via internet, praticando personalmente l'home banking (il 3,8% in più rispetto all'anno scorso), il 36% si dedica in prima persona all'e-commerce (+5,3%), il 14,9% sbriga online le pratiche burocratiche con gli uffici pubblici (+2,5%), il 14,8% organizza i viaggi sul web (+5,5%), l'8,3% prenota le visite mediche via internet (+3,2%). “E grazie alle app installate sugli smartphone - spiega il Censis - si stanno diffondendo molteplici pratiche nuove soprattutto tra i giovani di 14-29 anni: prenotare bed & breakfast e case vacanze (lo fa l'11,2%), vendere o scambiare qualcosa (8,3%), tenersi in forma usando il telefonino come una sorta di personal trainer (4,7%), ordinare un pasto a domicilio (4,6%), fare incontri (il dating online coinvolge il 3% degli under 30), utilizzare le diverse forme di sharing mobility (2,7%) e crowdfunding (1%)”.
    Ma queste innovazioni tecnologiche creano o si distruggono posti di lavoro? Questi grandi cambiamenti fanno bene o male al mercato del lavoro? “Su questo punto - analizza il Censis -  gli italiani si dividono: per il 33% le tecnologie digitali distruggono posti di lavoro, per il 21% invece ne favoriscono la creazione, per il 46% non influiscono sull'andamento dell'occupazione”.
    Aumenta, però, la paura, mentre cresce la propensione a rinunciare alla privacy. “Oggi che l'attenzione per l'incolumità personale ha assunto una rinnovata centralità nelle vite delle persone, a causa del fatto che le minacce di stragi e attentati divengono pericolosamente concrete, siamo ancora alla ricerca del giusto trade off tra privacy e sicurezza, cioè della giusta misura di quanto siamo disposti a concedere in termini di inviolabilità dei nostri dati personali in cambio di maggiore sicurezza. Gli utenti di internet sarebbero disposti a subire limitazioni della propria privacy online se questo servisse innanzitutto per contrastare la pedopornografia (lo dichiara il 49,3%), prevenire attentati terroristici (45,4%), combattere la criminalità (42,7%), mettere in sicurezza la rete dagli attacchi degli hacker (34,7%), aiutare le indagini dei magistrati (28,1%), mentre il 27,2% non è disposto in nessun caso”. Tantissimi sono gli italiani (l'82,8%) “convinti che le società che gestiscono i social network dovrebbero controllare e segnalare alle autorità i messaggi potenzialmente pericolosi, per l'82,8% i servizi di intelligence dovrebbero poter pretendere dalle grandi aziende della rete l'accesso alle informazioni dei loro clienti contenute negli smartphone o nei social network, ma il 75,3% pensa che le autorità giudiziarie dovrebbero poter accedere a tutti i nostri dati presenti in rete (informazioni personali, messaggi, chat, posizioni rilevate, ecc.) esclusivamente nei casi di gravità eccezionale”. Per  il 72,7% - evidenzia il Censis – “la privacy di chiunque può essere violata dalle autorità se c'è in gioco l'interesse nazionale. Infine, il 63,9% ammette che preferisce essere controllato pur di sentirsi al sicuro”.
    Le paure più diffuse? Nel caso il proprio smartphone vada smarrito, che cosa c’è da temere maggiormente? “Soprattutto la perdita delle fotografie conservate nel telefono (lo afferma il 36,4%), poi il furto della propria identità virtuale sui social network, cioè l'eventualità che qualcuno si sostituisca a loro nell'accesso ai social (27,4%), il 26,2% avrebbe paura che qualcuno pubblicasse online foto e video che gli appartengono, il 23,8% l'uso delle coordinate bancarie da parte di malintenzionati, il 22,1% l'intrusione nella posta elettronica e appena il 3,4% ha il timore che perdendo lo smartphone il proprio partner potrebbe venire a conoscenza di cose che ignora”. E “solo il 29,8% dichiara che non avrebbe nulla di cui preoccuparsi”.
    (Fonte: censis.it/28.09.2016)


    Le App semplificano la quotidianità
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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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