Lo speciale
Il Bando Grandi Progetti R&S a valere sulle risorse del Fondo Rotativo per il sostegno alle Imprese e gli Investimenti in Ricerca (Fri).Agenda digitale e industria sostenibile, via alle domande Dal prossimo 26 ottobre sarà possibile inviare le richieste esclusivamente per via telematica relative ai progetti di Ricerca e Sviluppo nel settore delle tecnologie innovative.
di Gaetano Longobardi*
Con decreto ministeriale 24 luglio 2015 sono state stabilite le condizioni alla base del finanziamento - a valere sulle risorse del Fondo Rotativo per il Sostegno alle Imprese e gli Investimenti in Ricerca (FRI), istituito presso Cassa Depositi e Prestiti - di due tipologie di interventi del Fondo per la Crescita Sostenibile. Si tratta, in particolare, dell’intervento in favore di grandi progetti di ricerca e sviluppo nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione elettroniche e per l'attuazione dell’Agenda Digitale Italiana (Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 15 ottobre 2014) e dell’intervento in favore di grandi progetti di ricerca e sviluppo nell'ambito di specifiche tematiche rilevanti per “l’Industria Sostenibile” (Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico adottato nella medesima data).
La novità da segnalare è che con decreto ministeriale 9 giugno 2016 sono state apportate alcune modifiche alla predetta disciplina e che con decreto direttoriale 14 luglio 2016 sono state fornite - ai sensi dell’art. 8, comma 2, del decreto ministeriale 24 luglio 2015 - le istruzioni per l’attuazione degli interventi di cui ai decreti ministeriali 15 ottobre 2014 (Agenda Digitale e Industria Sostenibile).
L’entità delle risorse finanziarie disponibili induce a valutare con attenzione le iniziative da intraprendere da parte di tutti i soggetti ammissibili al finanziamento. Si tratta di 350 milioni a valere sul Fri oltre a 60 milioni a valere sul Fondo per la Crescita sostenibile, per il Bando Industria Sostenibile, e 100 milioni a valere sul Fri oltre a 20 milioni del Fondo per la Crescita Sostenibile, per Agenda digitale.
La domanda di accesso alle agevolazioni deve essere presentata, dalle ore 10,00 alle ore 19,00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, a partire dal 26 ottobre 2016. La domanda, pena l’invalidità e l’irricevibilità, deve essere redatta e presentata in via esclusivamente telematica selezionando una delle due procedure disponibili nel sito internet del soggetto gestore, a seconda che si intenda presentare la domanda a valere sul bando Agenda Digitale o a valere sul bando Industria Sostenibile.
Le attività per la predisposizione delle domande possono essere avviate dai soggetti proponenti a partire dalle ore 10,00 del 12 ottobre 2016, fermo restando che la presentazione potrà avvenire solo dalle ore 10,00 del 26 ottobre 2016.
Si ricorda che alla domanda di agevolazioni deve essere allegata un’attestazione del merito di credito rilasciata da una delle banche finanziatrici, a scelta dell’impresa, che abbia aderito alle convenzioni stipulate in relazione agli interventi Agenda Digitale e Industria Sostenibile, i cui elenchi sono pubblicati nel sito internet di Cassa Depositi e Prestiti.
*Fondatore ed Amministratore del sito (www.contributipmi.it)
La scheda 1/ Requisiti di ammissibilità.
Rientra tra i soggetti beneficiari di cui all’art. 4 del Decreto MiSE 15 ottobre 2014 e s.m.i., un’impresa che esercita le attività di cui all’articolo 2195 del codice civile, numeri 1) e 3); un’impresa agro-industriale che svolge prevalentemente attività industriale; un’impresa artigiana di produzione di beni di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443; un’impresa che esercita le attività di cui all’articolo 2195 del codice civile, numero 5) in favore delle imprese di cui sopra; un centro di ricerca con personalità giuridica; un’impresa di cui sopra definita start-up innovativa ai sensi dell’articolo 25, comma 2, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221.
Per le imprese residenti nel territorio italiano occorre essere in condizione di dichiarare che è regolarmente costituita in forma societaria e iscritta nel Registro delle
Imprese. Per le imprese non residenti nel territorio italiano occorre essere in condizione di dichiarare che è regolarmente costituita in forma societaria secondo le norme di diritto civile e commerciale vigenti nello Stato di residenza ed iscritta nel relativo registro delle imprese. L’impresa che presenta la domanda deve essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti; non deve essere in liquidazione volontaria e non deve essere sottoposta a procedure concorsuali. Deve essere un’impresa in regime di contabilità ordinaria e disporre di almeno due bilanci approvati, con eccezione degli spin-off. Non rientrare tra le imprese che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione Europea. Deve essere in regola con la restituzione di somme dovute in relazione a provvedimenti di revoca delle agevolazioni concesse dal MiSE; non essere in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà così come individuata nel Regolamento (UE) n. 651/2014; né deve avere richiesto od ottenuto, a fronte dei costi previsti dal progetto proposto, altre agevolazioni di qualsiasi natura previste da norme statali, regionali, comunitarie o comunque concesse da istituzioni o enti pubblici, incluse quelle a titolo di de minimis. Deve possedere i requisiti, come definiti dalla raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003, pubblicata nella G.U.U.E. n. L 124 del 20 maggio 2003, recepita con DM 18 aprile 2005, pubblicato nella G.U.R.I. n. 238 del 12 ottobre 2005, che sostituisce a decorrere dal 1° gennaio 2005 la raccomandazione della Comunità Europea 96/280/CE del 3 aprile 1996, di: piccola impresa, in tal caso indicare se micro impresa, media impresa o grande impresa. Il proponente deve dichiarare infine di assumere l’impegno di comunicare al Ministero dello Sviluppo Economico l’eventuale revoca o sospensione del rating di legalità, di cui al regolamento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato adottato con delibera del 14 novembre 2012, n. 24075, che fosse disposta nei suoi confronti nel periodo intercorrente tra la data della presente domanda e la data dell’erogazione del saldo di cui all’articolo 13, comma 4 del Decreto MiSE del 15 ottobre 2014.
Gaetano Longobardi (www.contributipmi.it)Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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