Il lavoro
Lo scenario delineato dallo studio realizzato dal Censis - in collaborazione con Arsenàl.IT, Centro Veneto Ricerca e Innovazione per la Sanità Digitale - presentato nei giorni scorsi Roma nell’ambito del Forum Pa.La sanità digitale a Km zero (in Veneto) Ma in Italia è netto il ritardo nell'utilizzo dei servizi online. Nel 2015 il 28% degli utenti non ha mai fatto ricorso ad internet (media europea: 16%). Nell'ultimo anno 12,2 milioni hanno prenotato sul web le prestazioni sanitarie. 7,6 milioni hanno consultato online i referti medici e 7,1 milioni hanno pagato i servizi.
In tempi di spending review – peraltro difficile da comprendere da molti punti di vista ed in termini di “peso” complessivo effettivo sulla spesa pubblica – il ricorso all’innovazione tecnologica ed alla digitalizzazione dei servizi offerti dalle P.A. potrebbe senza dubbio contribuire alla riduzione dei costi da parte dello Stato senza penalizzare la qualità e l’efficienza.
Il digitale: una risorsa per la buona sanità.
“L'uso delle tecnologie digitali ridisegna i servizi della sanità: facilita i rapporti tra cittadini e medici, accelera l'accesso a diagnosi e cure, incoraggia la prevenzione sanitaria nella vita quotidiana. In anni di tagli della spesa pubblica, la sanità digitale è una opportunità importante, perché può eliminare sprechi, liberare risorse e creare una «sanità a km zero», comoda, efficiente e vicina ai cittadini”. È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis in collaborazione con Arsenàl.IT, Centro Veneto Ricerca e Innovazione per la Sanità Digitale, che è stata presentata nei giorni scorsi a Roma nell’ambito del Forum Pa.
Il ritardo italiano.
Ma, naturalmente, bisogna fare i conti con la situazione nella quale versa il sistema/Italia. Una situazione che si conferma abbastanza critica rispetto al contesto europeo e con evidenti divari territoriali all’interno dei confini.
“A livello nazionale - è scritto in una nota del Censis - si rileva un ritardo nell'utilizzo dei servizi online. Nel 2015 il 28% degli italiani non ha mai utilizzato internet, contro una media europea del 16%. Per quanto concerne la sanità, si stimano in 12,2 milioni gli italiani che nell'ultimo anno hanno prenotato sul web le prestazioni sanitarie, 7,6 milioni hanno consultato su internet i propri referti medici e 7,1 milioni hanno pagato online i servizi”.
La best practice in Veneto.
E’ importante, però, evidenziare, che dalla ricerca del Censis emerge anche una best practice rilevante nel Nord/Est. “L'esperienza del Veneto - spiega il Censis - dimostra che quando i servizi sono semplici, accessibili e producono un vantaggio immediato vengono largamente utilizzati. Lo scarico dei referti via web è ritenuto semplice dal 91,7% degli utenti ed è utilizzato dal 60% dei veneti (circa 5 milioni di abitanti), anche da buona parte degli ultrasessantacinquenni (il 35,2% degli utenti), nonostante la scarsa confidenza dei longevi con le tecnologie. È di cruciale importanza accompagnare in maniera «dolce» il cittadino nel mondo della sanità digitale, valorizzando il contatto diretto tra utenti e operatori sanitari. Infatti, oltre il 74% degli utenti ha conosciuto il servizio grazie a queste figure professionali. Giocano quindi un ruolo fondamentale la formazione (dei professionisti) e l'informazione (ai cittadini), che deve concentrarsi sui vantaggi prodotti dall'utilizzo dei servizi. Ad esempio, risulta decisiva la possibilità̀ di evitare spostamenti superflui e accedere ai servizi a distanza, come afferma il 90% degli utenti”.
“In Veneto - specifica sempre il Censis - è stato avviato il percorso «Sanità a km zero» nell'ambito della costruzione del Fascicolo sanitario elettronico regionale. Il progetto è coordinato da Arsenàl.IT, consorzio volontario delle 23 aziende socio-sanitarie e ospedaliere della Regione Veneto e centro di competenza regionale per l'eHealth. Dal 2005 a oggi i risultati sono significativi: il servizio di scarico referti online consente un risparmio di 120 milioni di euro l'anno per i cittadini in termini di viaggi e tempo risparmiati. Tra gli altri risultati, la dematerializzazione di 46 milioni di ricette rosse e il telemonitoraggio di oltre 3.000 pazienti cronici. Tutto questo attraverso una policy innovativa, che fa perno sul coinvolgimento e la partecipazione di cittadini e professionisti sanitari nel disegnare e coprogettare i servizi in sanità”.
(Fonte: censis.it/25.05.2016)
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Italia in affanno nella sfida della sanità digitaleGlocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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