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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • Qual è il vantaggio della riduzione delle imposte di Registro per lo Stato se non si rafforza strutturalmente la dinamica degli acquisti?Mercato immobiliare? Più public marketing Il settore edile è strategico e stimolarlo crea un’onda che coinvolge anche gli altri comparti dell’indotto. Molto positive le ricadute delle iniziative di incentivazione: Piano e Bonus Casa, Leasing (in questo momento più conveniente del mutuo), cancellazione della Tasi.

    di Luca Iovine
    Per effetto della crisi e della conseguente riduzione della domanda i prezzi nel settore immobiliare hanno avuto negli anni della recessione una vera e propria caduta. Nonostante questa dinamica negativa il mercato per lungo tempo non è ripartito, pur con tassi di interesse in continua discesa. Eppure, abbiamo vissuto un periodo piuttosto lungo durante il quale il costo del denaro era a doppia cifra e gli italiani compravano ugualmente casa.
    Perché allora il settore immobiliare ha avuto un tale crollo? Oltre ad un problema demografico (nascite zero) la questione principale è il venire meno della fiducia causato dalla profonda sofferenza del Paese.
    La fiducia ha una dimensione sociologica di rilevanza fondamentale per i mercati tant’è che, in maniera assolutamente esplicita e consapevole, l’attuale Governo punta molto su comunicazione “positiva” finalizzata alla crescita dell’ottimismo. Un tipo di messaggio fortemente “filtrato” e contrastato non solo dall’opposizione esterna ma anche da quella interna al Pd, perché il “catastrofismo” appassiona molto gli italiani, orfani della lotta al berlusconismo. Per fortuna, ogni tanto ci pensa Papa Francesco a tirare su il mood, almeno di una parte del Paese: “La speranza è il dono che ci fa Dio” ha dichiarato qualche tempo fa.
    La speranza si sa è l’ultima a morire e a tirare su il morale in particolare agli imprenditori edili ed agli immobiliaristi ci ha pensato qualche giorno fa il Vice Ministro per l’Economia Enrico Zanetti partecipando ad un convegno organizzato sul leasing abitativo. Sono due i modi per stimolare la ripresa superando soluzioni finanziarie a somma zero:

    1) usare fondi europei;
    2) rivedere la qualità della spesa.


    Con il primo sistema si utilizzano risorse esogene e quindi i parametri economici migliorano senza che questo comporti la necessità di dover applicare nuove tasse (che generano un effetto recessivo). Con il secondo sistema si interviene sulla qualità della spesa e si procede, quindi, alla spending review, che riduce le erogazioni improduttive aumentando quelle produttive (investimenti, welfare “sano”, etc.). A parità di budget, l’aumento della spesa produttiva genera un effetto positivo sul Pil e dunque sulle entrate fiscali nelle casse dello Stato.
    Il manager pubblico quando abbandona logiche “lineari” e si addentra in una mirata analisi del margine di contribuzione può ottenere molto di più dalle sue politiche fiscali.
    Quali sono i settori dell’economia da cui proviene il prelievo? Qual è il margine di contribuzione derivante dall’incremento (o dalla riduzione!) delle aliquote fiscali? Come viene misurato ed in quale arco temporale? Qual è il contributo che la nautica, l’edilizia, l’agricoltura danno alle casse dello stato? Cosa si può fare per incrementarlo in maniera sostenibile nel lungo periodo? Se anziché alzare le aliquote fiscali si facesse uno “sconto” al contribuente sui nuovi acquisti immobiliari questo genererebbe maggior valore per le casse dello stato? Quale sarebbe l’impatto sul gettito, fino ad oggi probabilmente molto risicato, in questo comparto dell’economia?
    Amministrare un Paese non è come amministrare un’impresa, ma a volte applicare questi principi (stiamo parlando di analisi del margine di contribuzione!) porta risultati positivi.
    Va in questa direzione, per esempio, il Bonus Casa, misura (nelle sue varie forme) cui bisogna attribuire parte del merito della ripresa del mercato immobiliare: l’anno scorso c’è stato un incremento dei mutui pari ad oltre il 90% ed il settore edile è cresciuto dell’1%, come ha dichiarato il presidente dell’Ance Claudio De Albertis nel corso dell’intervento nella rubrica di economia che conduco sulle frequenze di Radio Kiss Kiss.
    Il settore edile è strategico, stimolarlo crea un’onda che coinvolge anche gli altri comparti che fanno parte dell’indotto (artigiani, impiantisti, produttori di arredi ed elettrodomestici, etc.). Sono, quindi, assolutamente apprezzabili le diverse iniziative di incentivazione che vanno dal piano Casa (confermato in tutte le Regioni) al Bonus Casa, passando per il Leasing Immobiliare (ad oggi più conveniente del mutuo!) e la cancellazione della Tasi.
    La domanda da porsi è perché non spingere ancora di più il comparto incentivando, con adeguati accorgimenti, l’acquisto anche di seconde e terze case. Qual è il vantaggio della riduzione delle imposte di registro per lo Stato se nessuno acquista gli immobili? Anche qui viene in soccorso il marketing: a volte fare uno sconto ad un cliente (pardon contribuente!) può essere molto redditizio!
    @LucaIovine6
    Company Trainer


    Nel 2015 mutui casa +90%, settore edile +1%
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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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