Il lavoro
La comparazione tra le diverse tipologie di assunzione per individuare le maggiori economie gestionali per le aziende.Sgravi e “convenienze” per le Pmi Il contratto di apprendistato costa il 33% in meno rispetto allo sgravio previsto dalla Legge di Stabilità 2016 che a sua volta risulta estremamente più costosa dello sgravio/L. 190/2014, pur presentando un risparmio del 40% rispetto ad un’assunzione priva di agevolazioni. Il tutto calcolato su una retribuzione annua di € 25mila.
Lunedì 28 dicembre, di buon mattino mi squilla il telefono è Mario, imprenditore salernitano: “dobbiamo vederci subito, ho bisogno di assumere 2 lavoratori”. Lo raggiungo presso la sua azienda e gli chiedo come mai tanta fretta: “ho letto la legge di stabilità 2016, assumere il prossimo anno non è conveniente come nel 2015”. Effettivamente, Mario, ha ragione: il comma 178 della Legge di Stabilità 2016 prevede uno sgravio contributivo, per il datore di lavoro che assume a tempo indeterminato, pari al 40% dei contributi Inps dovuti e fino ad un massimale di € 3.250 per i successivi due anni. Come già preventivato le risorse per prolungare i benefici della L. 190/2014 sembrano non esserci ed il Governo ha deciso di ridurre, ulteriormente, le agevolazioni contributive per chi assume a tempo indeterminato: per le assunzioni effettuate nel 2015 lo sgravio contributivo era pari ad € 8.060 per tre anni; la nuova norma riduce di oltre il 50% lo sgravio, anzi lo riformula completamente introducendo una riduzione percentuale ed un tetto massimo. Di conseguenza, come negli ultimi giorni del 2014 quando in considerazione dell’abrogazione della L. 407/90 ci fu la corsa per godere della riduzione contributiva Inps/Inail del 100%, anche quest’anno gli imprenditori ed i consulenti del lavoro hanno avuto il loro bel da fare prima dei festeggiamenti di fine anno.
L’affermazione di Mario è giusta, la motivazione un po’ più complessa. Abbiamo chiuso un 2015 “ricco” dal punto di vista della legislazione del lavoro: il contratto a tutele crescenti, la riforma degli ammortizzatori sociali, l’introduzione della Naspi, il riordino dei contratti di lavoro e le norme per la conciliazione dei tempi vita / lavoro. Su tutto è prevalsa la linea guida di “scaricare” dalla fiscalità generale i costi delle agevolazioni all’assunzione, strumento utilizzato dai datori di lavoro per abbattere il costo del lavoro. Abbiamo più volte sostenuto che un sistema sano non basa l’incremento occupazionale sulla presenza o meno di agevolazioni o sgravi, ma in un sistema appesantito da un cuneo fiscale che supera il 50%, come quello italiano, tali opzioni al momento dell’assunzione risultano utili se non determinanti.
Ed allora, quale formula contrattuale utilizzare nel 2016 per contenere il costo del lavoro?
Come preventivato qualche settimana fa (si veda newsletter del 13/11/2015) nel 2016 il contratto di apprendistato torna ad essere la formula contrattuale che contiene di più, rispetto agli altri, il costo del lavoro. E non solo. Se effettivamente vogliamo ridurre il numero degli inoccupati occorre prevedere un percorso di inserimento e/o reinserimento nel mondo del lavoro che non può prescindere da un contratto che includa la formazione del lavoratore. È vero che la formazione, agli occhi dei meno lungimiranti, può rappresentare un costo ma nel lungo periodo un lavoratore formato secondo le esigenze ed in base al ciclo produttivo dell’azienda vale di più. Ed è proprio il contratto di apprendistato che unisce queste due esigenze: riduzione del costo del lavoro ed obbligo per il datore di lavoro di impartire la formazione necessaria la lavoratore. Alla prova dei numeri si configura questa situazione:
Confronto Agevolazione e/o Sgravio Contributivo
Ret. Lorda Annua € 25.000,00
Nessuna Agev. € 7.195,00/L. 190/2014 -/ L. Stabilità 2016 € 4.317,00/ Apprendistato € 2.902,50.
Il contratto di Apprendistato costa il 33% in meno rispetto allo sgravio previsto dalla Legge di Stabilità 2016 che a sua volta risulta estremamente più costosa dello sgravio/L. 190/2014, pur presentando un risparmio del 40% rispetto ad un’assunzione priva di agevolazioni. Il tutto calcolato su una retribuzione annua di € 25mila.
Il nodo resta, anche per questo 2016, la riduzione del costo del lavoro: percorso lungo e tortuoso che non potrà prescindere da una riforma del sistema pensionistico, del sistema contributivo e certamente da una ripresa del mercato, della produzione e dei consumi. Ci aspetta un anno ricco di opportunità da non gettare al vento, proseguendo sul cammino delle riforme sistemiche ed affrontando il tutto con lo sguardo rivolto ai nostri figli.
*Studio Viviano&Partners
antonio@vivianoepartners.com
Roccapiemonte, Via M. Pagano n°168
Salerno, Loc. Migliaro snc
Il contratto di apprendistato contiene di più il costo del lavoroGlocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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