L'acquario di Luca Iovine
I buoni propositi per il nuovo anno si “scontrano” con le rigide dinamiche dell’economia post-crisi.Quo vado? Meno tristezza e più fiducia “Anziché augurare ai nostri lettori “Happy Days” in questo, speriamo, “Happy New Year”, auspichiamo di trovare il coraggio “to put the neck on the line” e cioè la voglia di rischiare, di mettercela tutta per realizzare i nostri desideri e le nostre aspirazioni. Buon 2016”.
Tra un botto e l’altro il 2016 è iniziato davvero. Non sarà tutto rose e fiori come ce lo siamo immaginato dopo i fiumi di champagne o, mi auguro, di spumante. Non sarà un anno facile: i problemi climatici, il fenomeno crescente del terrorismo, dove andrà il 2016 e dove andremo noi? Intanto l’anno è iniziato con un vero e proprio botto per un nostro connazionale, Checco Zalone, il quale oltre a battere tutti i record del botteghino sta regalando spensierate risate a milioni di italiani. Qualcuno dice che Checco Zalone fa ridere perché in fondo siamo tutti un po’ come lui, o come il personaggio del suo ultimo film, affezionati alla Prima Repubblica, quella delle “vacche grasse”. Il clima nordico e rigido, l’austerity imposta dalla Merkel possono andare bene ai norvegesi ma non sono fatti per noi italiani: siamo allergici ai limiti ed alle regole.
Negli anni ‘60, il periodo del boom economico, quello del dopoguerra, fu accompagnato da un clima di entusiasmo ed allegria che era espresso, in maniera molto evidente, anche nell’arte e nella musica. La gente aveva fiducia e voglia di fare e quindi spendeva, investiva, comprava casa. Sembra poco importante ma l’umore, il mood della società è fondamentale per un’economia. Un Paese triste, scoraggiato, timoroso, non può crescere e men che meno lo può fare l’Italia.
Papa Francesco qualche mese fa ha detto: “Ci sono due parole forti su cui la Chiesa ci fa meditare: paura e gioia”. Dobbiamo scongiurare la paura. Il premier finalmente l’ha detto: comunicare fiducia alla Nazione è una precisa strategia e d’altronde questo è un Paese cattolico. Dice sempre il Papa argentino (e mi piace sottolineare la nazionalità per ricordare le origini di un altro fuoriclasse che ha fatto sognare generazioni di sportivi per il coraggio ed il genio espresso in campo) che la paura “non è un atteggiamento cristiano … ma è l’atteggiamento di un’anima incarcerata, che non ha libertà di creare qualcosa, di fare del bene”. E così chi ha paura continua a ripetere: “No, c’è questo pericolo, c’è quell’altro, quell’altro”, e così via. “Che peccato, la paura fa male!”.
E proprio sulla paura lavorano spesso formatori e “coach” professionisti, spiega Piercarlo Romeo della FYM: “Non c'è errore più grande di non agire per paura di commettere errori. Questo non vuol dire cercare di sbagliare, ma agire al meglio, al massimo delle proprie risorse per poi sviluppare le potenzialità inespresse che si scoprono strada facendo anche grazie ai propri errori. Come dice Nel Gaiman: “… se state facendo errori, allora state facendo cose nuove, provando cose nuove, imparando, vivendo, spingendo voi stessi, cambiando voi stessi, e, ancora più importante, state facendo qualcosa!”.
Chi si occupa di PNL (Programmazione Neuro Linguistica) sa che l’uomo è mosso da due driver differenti e contrapposti: il piacere ed il dolore; gli italiani sono diversi dai tedeschi: li stimoli meglio puntando sul primo fattore, l’entusiasmo, l’allegria, la creatività.Da quando siamo entrati in Europa invece ci dicono che sono finite le “vacche grasse” perché è necessario ridimensionare il rapporto tra il debito ed il PIL, per scongiurare inflazione e tassi alti. La strada adottata è stata quella della riduzione della spesa ma ha miseramente fallito perché in questo schema noi non ci sappiamo stare.
Il rapporto debito/pil è una frazione; per ridurlo ci sono due strade: 1) comprimere il numeratore (il debito) che è la strada perseguita fino ad ora; 2) aumentare il denominatore (il Pil) che è la via “ostacolata” dalla Merkel.
Le due variabili, numeratore e denominatore, non sono indipendenti perché per aumentare il PIL bisogna anche aumentare il debito. Come fare allora? Un matematico risponderebbe molto semplicemente che bisogna fare crescere il PIL (il denominatore) più velocemente di come cresce il debito (il numeratore). E si può fare? Un economista keynesiano risponderebbe che basta aumentare e/o stimolare la spesa “produttiva” (in particolare gli investimenti pubblici e privati) per avere un effetto sul PIL più che proporzionale, moltiplicativo, rispetto allo sforzo sostenuto.
Il comunicatore - Berlusconi prima, Renzi adesso – aggiungerebbe che se ripartisse la fiducia i cittadini ritornerebbero a spendere, comprare casa per sé ed i figli, gli imprenditori investirebbero;e questo innescherebbe un circolo virtuoso. Bisogna solo sperare che l’ottimismo ed il buon umore non diventino oggetto di dibattito e polarizzazione politica, per cui, per esempio, essere allegri è di destra ed essere pessimisti è di sinistra o viceversa.
Mi impongo, pertanto, di rimanere bipartisan e anziché augurare ai nostri lettori “Happy Days” in questo, speriamo, “Happy New Year”, gli auguro di trovare il coraggio “to put the neck on the line” e cioè il coraggio di rischiare, di mettercela tutta per realizzare i propri desideri e le proprie aspirazioni. Buon 2016.
@LucaIovine6
Company Trainer
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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