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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • I dati del Rapporto Unioncamere 2015 indicano una crescita di 23mila entrate nel mercato del lavoro rispetto allo scorso anno (+4%).E’ boom di contratti a tempo indeterminato 35.600 assunzioni sono attribuibili all’effetto Jobs Act e altre 25.700 risultano effettivamente aggiuntive. Nell’ambito delle start-up innovative la Campania è leader nel Mezzogiorno.

    di Mario Gallo
    Risultano in aumento le assunzioni previste da parte delle piccole e medie imprese per l’anno in corso. I dati 2015 del rapporto Unioncamere, diffusi nel corso della 13ª Giornata dell’Economia, indicano, infatti, una crescita di 23mila entrate rispetto allo scorso anno (+4%), che porta a 595mila il numero dei nuovi contratti di lavoro pianificati per quest’anno, dei quali 472.540 riferiti a assunzioni di personale alle dipendenze dirette e oltre 122.300 riferiti a personale “atipico”.  La ripresa riguarda principalmente il Nord Ovest (+12,4%), mentre è ancora flebile per Sud ed Isole (+1,6%).
    Effetto Jobs Act: boom di contratti a tempo indeterminato.
    Dai dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro sui fabbisogni occupazionali delle imprese risultano in netta diminuzione i parasubordinati (-11.440 i collaboratori e le partite IVA), mentre aumentano i dipendenti (+34.300 unità, compresi gli interinali). A crescere è soprattutto il lavoro “stabile” alle dipendenze, che fa registrare un boom di contratti a tempo indeterminato del +82,5% (+73.140 unità rispetto al 2014), per un totale di quasi 162mila assunzioni complessive. Di queste 35.600 unità sono attribuibili all’effetto del Jobs Act e altre 25.700 sono da ritenersi assunzioni effettivamente aggiuntive, perché in assenza della riforma non sarebbero state programmate dalle Pmi, mentre  circa 10mila sono da attribuirsi all’incentivo economico che ha portato le aziende ad anticipare le assunzioni previste per il 2016. In crescita anche il numero delle PMI che prevedono assunzioni, 19mila in più rispetto al 2014 per un totale di 210mila imprese.
    Start-up innovative: Campania capofila nel Mezzogiorno.
    I dati aggiornati a fine aprile 2015 evidenziano una crescita continua del numero delle start-up innovative, che ad oggi ha quasi raggiunto le 3.850 unità, circa 650 unità in più rispetto alla fine del 2014. Il settore dei servizi avanzati (produzione di software, R&S, servizi ICT, studi di ingegneria e altre attività professionali, scientifiche e tecniche), in cui si concentra il 73% delle imprese, rappresenta il principale ambito operativo delle start-up innovative, e si arriva al 77% complessivo andando a considerare l’insieme dei servizi. A questi fanno seguito il settore manifatturiero (18%) - in cui i comparti collegati all’ICT, ossia la fabbricazione di computer e le altre tecnologie di base, come le strumentazioni elettriche ed elettroniche, costituiscono la fetta più rilevante - e il settore del commercio con il 4% delle imprese iscritte, mentre risulta ancora trascurabile la presenza di start-up innovative nel turismo e nell’agricoltura. Il Nord Ovest rappresenta l’ambito territoriale in cui si concentra il maggior numero di start-up innovative (circa il 31% del totale), con in testa le best performer Lombardia (842), a livello regionale, e Milano (559), a livello provinciale. Le regioni del Nord Est seguono a breve distanza (con un ulteriore 26% del totale. Se il Mezzogiorno supera di poco il Centro (rispettivamente, 22% e 21% delle start-up insistenti nel corrispondente territorio), in realtà è il Centro a esprimere, con la regione Lazio (366) e la provincia di Roma (318), la terza regione e la seconda provincia per contributo al fenomeno. La realtà regionale capofila per il Mezzogiorno è la Campania (225), con la provincia di Napoli (114) a occupare la quinta posizione nella rispettiva graduatoria.
    Più assunzioni dalle imprese online.
    A programmare nuovi “ingressi” è il 14,1% delle piccole e medie imprese contro il 12,4% nel 2014, una quota che si eleva al 20% nel caso delle imprese online a fronte del 10% di quelle non presenti sulla “Rete”. A stimolare maggiormente l’occupazione sono, infatti, le aziende innovative e quelle “export oriented” che costituiscono, rispettivamente, il 24,4% ed il 26,1% delle 210mila aziende che prevedono di assumere nel corso dell’anno. 
    Impatto del web italiano sul Pil solo al 3,5%.
    Sempre secondo Excelsior un giovane “under 30” su 10 trova lavoro nel campo dei servizi tecnologici e quasi due aziende su tre avviate da un under 35 lo scorso anno hanno puntato sin da subito su una presenza attiva su internet, e il 45% di queste è pronto o sta preparandosi a vendere online. Tuttavia soltanto il 5,1% delle piccole e medie imprese italiane utilizza l’e-commerce, al quale è imputabile appena il 4,8% del fatturato complessivo delle nostre aziende. Mentre 4 imprenditori su 10 dichiarano che internet non serve alla propria impresa. La quota dell’economia digitale sul Pil italiano non supererà il 3,5% nel 2016, poco più di quanto è atteso per la Francia (3,4%) ma meno di quanto previsto per la Germania (4,0%) e più in generale per la media dei Paesi avanzati (5,5%).
    (Fonte: unioncamere.gov.it/21.05.15)


    Dal Jobs Act 35mila nuovi contratti a tempo indeterminato
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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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