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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • L'analisi della Coldiretti presentata in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità.La frutta? Scomparse tre varietà su quattro Delle 8.000 tipologie diffuse nel secolo scorso, oggi sul territorio italiano ne sono presenti poco meno di 2.000 (di cui 1.500 considerate a rischio di scomparsa).

    In Italia sono praticamente scomparse tre varietà di frutta su quattro. Lo ha affermato la Coldiretti in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità (22 maggio u.s.), presentando all’Expo, presso il Padiglione Coldiretti “No Farmers no Party”, i prodotti che, grazie al lavoro degli agricoltori, sono stati salvati dall’estinzione e possono ritornare sulle tavole degli italiani, dal mais rosso al pomodorino zebrato fino alle patate blu. Ma è grande il pericolo di estinzione anche per diverse razze di animali che fanno parte della straordinaria biodiversità degli allevamenti italiani.
    Dalle patate blu e rosse ai pomodori zebrati e gialli.
    Delle 8.000 varietà di frutta che si contavano nel secolo scorso, oggi in Italia ne sono presenti poco meno di 2.000 di cui 1.500 sono considerate a rischio di scomparsa anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta. Coldiretti ha messo in mostra alcune varietà messe in salvo dal lavoro di “agricoltori-custodi” che presentano proprietà salutistiche e nutrizionali uniche, anche legate al loro differente e insolito colore. Tra queste le patate blu del Trentino, che grazie alla loro polpa blu mare, sono ricchissime di antociani che migliorano la vista e prevengono il deposito di colesterolo sui vasi sanguigni e risultano di grande effetto se trasformate in un divertente purè blu, o le patate dalla buccia rossa dell’Umbria, con un alto contenuto in acidi fenolici, note sostanze antitumorali e di antociani, responsabili della pigmentazione rossa e potenti antiossidanti, mentre quelle viola, scoperte nel Parco Nazionale del Gran Sasso dove è stata riscoperta e recuperata un'antica varietà detta turchesa per la sua caratteristica colorazione della buccia, oltre ad avere tanti antiossidanti presentano un elevato contenuto di sostanza secca, consistenza e granulosità media che le rendono adatte a diversi usi e cotture. Tra i pomodori spiccano il pomodorino zebrato, molto più scuro rispetto ad un pomodoro normale perchè contiene più licopene, che ha un fortissimo potere antiossidante, ha un alto contenuto di tutte le vitamine idrosolubili, leggero, rimineralizzante, dissetante, con un alto potere nutrizionale, ed il pomodoro giallo dal colore giallo che denota un alto contenuto di beta-carotene, precursore della vitamina A che previene problemi alla vista, agli occhi e alla pelle e che, essendo un antiossidante naturale, rafforza il sistema immunitario da raffreddori, tosse e infezioni e protegge anche le cellule dai processi di invecchiamento e dall'azione nociva di tossine e da neoformazioni, specialmente alla prostata, alla laringe, all’esofago e allo stomaco. E ancora, il mais di colore rosso che è una fonte di acido folico e vitamina B1 e presenta una buona quantità di ferro e di altri minerali, utili in caso di anemia, particolarmente digeribile, ricco di fibra alimentare che rallenta l'assorbimento degli zuccheri, contribuendo così a mantenere bassi i livelli di glicemia nel sangue.
    A rischio anche la biodiversità degli allevamenti italiani.
    Oltre ai prodotti della terra, ha sottolineato Coldiretti, a rischio è anche la straordinaria biodiversità degli allevamenti italiani dove sono minacciate di estinzione ben 130 razze allevate tra le quali ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale dell’ultima programmazione. A garantire la sopravvivenza di molti animali è solo la salvaguardia di antiche tradizioni casearie come il formaggio marcetto teramano o la ricotta Asquanta, ottenute da latte di pecora, mentre il puzzone di Moena è prodotto soprattutto dalla vacche della Val di Fassa. Nel dettaglio rimangono solo 570 esemplari dell’asino romagnolo, noto per il suo temperamento vivace ed utilizzato nella produzione di latte uso pediatrico e per l’onoterapia, 400 capi della capra Girgentana dalle lunghe corna a forma di cavaturacciolo, produttrice del latte destinato alla Tuma ammucchiata, appena 145 bovini di razza Garfagnina, con mantello brinato e pelle di colore ardesia, e 46 bovini di razza Pontremolese. In pericolo non solo gli animali – ha evidenziato Coldiretti - ma anche il presidio del territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali.
    (Fonte: coldiretti.it/21.05.15)


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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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