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IsmeaQualivita 2014/L’analisi delle dinamiche del mercato delle tipicità tricoloriProduzioni certificate, Made in Italy ancora al top Nel 2013 il giro di affari potenziale del comparto è stato pari a 13 miliardi di euro di fatturato al consumo, di cui 9 registrati sul mercato nazionale. Ammonta a 2,4 miliardi il fatturato all'export alla dogana (+5%).
E’ stato presentato nei giorni scorsi, alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, il rapporto IsmeaQualivita 2014, nel quale sono stati analizzati i dati sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp e Stg e le dinamiche strutturali ed economiche del settore. Nel 2013 la produzione certificata nel suo complesso, pari a 1,27 milioni di tonnellate, è diminuita del 2,7%, per un giro di affari potenziale di 13 miliardi di euro di fatturato al consumo e di 6,6 miliardi di euro di fatturato alla produzione, di cui 2,4 miliardi di fatturato all'export alla dogana (+5%).
I numeri strutturali delle produzioni certificate italiane.
L'Italia risulta essere ancora leader mondiale per numero di produzioni certificate, con 269 prodotti iscritti nel registro Ue, di cui 161 Dop, 106 Igp e 2 Stg (dati al 30.11.2014). Il comparto garantisce qualità anche attraverso i 120 Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf, 48 Organismi di Certificazione autorizzati, per un complessivo numero di oltre 60.600 visite ispettive e 75.700 controlli analitici (campione di 150 prodotti).
Nel 2013 in calo produzione di ortofrutticoli e cereali, prosegue l’aumento delle carni fresche.
All’interno del calo complessivo della produzione certificata registrato nel corso del 2013, dovuto principalmente alla minor produzione di ortofrutticoli e cereali (-7%), si registrano volumi stabili per formaggi e prodotti a base di carne, una lieve flessione (-0,9%) per il certificato degli aceti balsamici, mentre prosegue l’aumento delle carni fresche (+14,4%), iniziato già da un triennio, oltre alla risalita (+2,1%) della produzione certificata degli oli extravergini di oliva dopo il calo del 2012.
Nelle prime dieci Dop-Igp l’81% del fatturato 2013. Grana Padano e Parmigiano Reggiano al top.
Nel 2013 le prime dieci Dop-Igp assommano all'81% del fatturato. La classifica Qualivita che misura le perfomance economiche dei prodotti italiani a denominazione d’origine vede ai primi dieci posti, nell’ordine, il Grana Padano Dop, il Parmigiano-Reggiano Dop, la Mela Alto Adige Igp, il Prosciutto di Parma Dop, il Pecorino Romano Dop, l’Aceto Balsamico di Modena Igp, il Gorgonzola Dop, la Mozzarella di Bufala Campana Dop, lo Speck Alto Adige Igp e la Mela Val di Non Dop.
E’ l’export l’elemento trainante.
Nel 2013 il giro di affari potenziale del comparto è stato pari a 13 miliardi di euro di fatturato al consumo, di cui 9 registrati sul mercato nazionale, e di 6,6 miliardi di euro di fatturato alla produzione, di cui 2,4 miliardi sono il fatturato dell'export alla dogana (+5%). Osservando il fatturato alla produzione generato dai singoli prodotti, si continua a rilevare una forte concentrazione dei valori su poche denominazioni. Continua ad essere sempre asimmetrico il peso sul totale in termini di numero di denominazioni e di fatturato per alcuni comparti (come gli ortofrutticoli e gli oli di oliva). Tale asimmetria deriva dal fatto che, nonostante il grande numero di riconoscimenti, soltanto poche denominazioni sviluppano apprezzabili valori di mercato, mentre la gran parte dei prodotti realizzano fatturati estremamente limitati.
Il commento del presidente di Ismea, Ezio Castiglione.
" Il sistema italiano dei prodotti agroalimentari a denominazione protetta - ha spiegato Ezio Castiglione, presidente di Ismea - mantiene un buono stato di salute. L'export, ancora in crescita sostenuta, resta tuttavia l'unico elemento trainante. Continua invece a drenare fatturato il mercato interno, anche se i consumi, in una situazione quest'anno un po' meno critica, stanno tendendo gradualmente a stabilizzarsi. Il più 5% delle vendite all'estero - ha proseguito Castiglione - conferma il successo del Brand Italia oltre confine, dove gli spazi di crescita restano ampi e incoraggianti. Sfruttare i potenziali significa però agire con maggiore determinazione sulle leve aziendali, in particolare sulla competitività, in un mercato reso nel frattempo più trasparente dal Pacchetto Qualità che, con la protezione 'ex officio', impone agli Stati Ue la tutela delle denominazioni d'origine contro i falsi. Cruciale sarà anche l'esito dei negoziati nell'ambito dell'accordo bilaterale con gli Usa. L'inserimento della tutela dei marchi di origine tra i punti fondamentali della trattativa rappresenta un importante passo in avanti, bisognerà adesso tradurlo nei testi attuativi."
(Fonte: ismea.it/17.12.14)
Glocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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