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Le dinamiche “dal basso” per incentivare percorsi di ripresa nell’area del MezzogiornoCompetitività e coesione sociale Il prof. Viesti: “Nelle relazioni industriali non si può giocare. Non c’è uno che vince ed un altro che perde. Nel nostro Paese si ravvisa l’esigenza di attuare politiche pubbliche che agevolino il raggiungimento di migliori livelli di produttività”.
di Ernesto Pappalardo
La battuta che resta alla fine è del prof. Gianfranco Viesti: “Qualche tweet di meno e un po’ di dialogo in più”. Ed è sempre l’economista pugliese che sintetizza nella maniera più efficace il senso della discussione: “Nelle relazioni industriali non si può giocare. Non c’è uno che vince ed un altro che perde”. Perché se non funzionano perdono tutti: imprese e lavoratori. Il significato più autentico che emerge dall’assemblea pubblica di Confindustria Salerno è racchiuso in un perimetro ben preciso: per uscire dall’angolo della crisi bisogna spingere sul pedale della produttività trovando il punto di equilibrio tra le esigenze di tutte le parti in campo. Ma anche questo arduo sforzo - come ha sottolineato il presidente degli industriali Mauro Maccauro - da solo non basta, perché “oltre il cancello della fabbrica” la competizione con il resto del mondo (non solo d’Italia o d’Europa) non viene affrontata ad armi pari. Ed è ancora Viesti ad indicare la strada più ragionevole: “I necessari processi di trasformazione vanno realizzati mantenendo una forte spinta alla coesione sociale”. Ma da dove iniziare il percorso? Dall’alto o dal basso? “Nel nostro Paese – ha spiegato Viesti – si ravvisa l’esigenza di attuare politiche pubbliche che agevolino il raggiungimento di migliori livelli di produttività. Si stratta di politiche di lungo termine. E’ urgente dotarsi di un’adeguata politica industriale per il ventunesimo secolo”. “Ma prima di ogni cosa – ha insistito ancora Viesti – bisogna smascherare il grande imbroglio, il racconto, cioè, sbagliato di un Mezzogiorno per il quale non c’è più niente da fare. Si deve ritornare a parlare, invece, anche del Mezzogiorno buono”.
Le questioni vere da affrontare sono sostanzialmente tre: fare decollare una nuova alleanza dei corpi intermedi (patto tra produttori) per aumentare produttività e competitività; rilanciare gli investimenti pubblici (stimolando nel contempo quelli privati); insistere su alcune misure condivise a livello europeo (fiscalità, costo dell’energia, innovazione tecnologica, sostegno al credito, solo per citare le più importanti).
Naturalmente, il confronto con problematiche di questa portata si configura molto più complesso e difficile nella realtà della Campania e della provincia di Salerno. Perché? Perché sul palco del teatro Verdi è apparsa lampante la prima condizione avversa che già tanti danni ha provocato: l’assoluta mancanza di visione comune tra i vari livelli istituzionali, tra l’altro ulteriormente frastornati dalla campagna elettorale in corso per la conquista della Regione. In altre parole: tra critiche ed accuse reciproche sullo sfondo restano le emergenze del nostro territorio dove fare impresa è un atto di eroismo. Se Viesti indica in una politica industriale di livello nazionale l’elemento indispensabile, è altrettanto vero che le condizioni minime per sperare in una ripresa delle economie locali vanno costruite sul campo (dal basso). Come? Maggiore efficienza della macchina amministrativa, interventi mirati sul versante dell’integrazione logistica, più attenzione al funzionamento effettivo di reti cruciali per le imprese (energia elettrica in primo luogo, ma anche banda larga e molto altro ancora). Per non parlare della spesa reale dei fondi strutturali europei: la guerra di cifre non aiuta nessuno. Anche perché è difficile negare che fino ad oggi questi finanziamenti non sono serviti per colmare il divario di sviluppo con l’altra parte d’Italia (e con quasi tutta l’Europa).
La speranza è che il percorso avviato da Maccauro arrivi a qualche meta concreta ed in tempi compatibilmente brevi. Ma in casi del genere di eccezioni se ne sono viste veramente poche (mentre le regole sbagliate sono sempre troppe).
L'economista pugliese Gianfranco ViestiGlocal di Ernesto Pappalardo
La laurea? Non basta
22/09/2017
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.
di P. Coccorese
ed E. Pappalardo
Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare. [Continua]
Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
07/07/2017
Lo scenario.
Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]
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