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ICEA - Istituto Certificazione Etica e Ambientale

  • Indagine Coldiretti/Solo il 7 per cento rinuncerà alla corsa ai regali sotto l’alberoShopping di Natale? Ok, ma a costi contenuti

    Circa la metà dei consumatori (47 per cento) spenderà per regali come lo scorso anno 
    Il 20% taglierà la spesa di un quarto, il 13% la dimezzerà, il 10% aumenterà il budget

    In tempo di crisi diminuiscono i budget familiari, ma resta la tradizione del regalo sotto l’albero. La conferma arriva da un’indagine della Coldiretti che evidenzia come “appena il 7 per cento degli italiani dichiara che rinuncerà a fare un regalo, anche se l’orientamento è verso un contenimento della spesa e la ricerca di cose utili”. Il 54 per cento degli italiani “vorrebbe infatti trovare sotto l’albero qualche cosa che serve ma che ha rimandato di acquistare, il 20 per cento un regalo utile che non ha mai pensato di acquistare e solo il 17 per cento un regalo sfizioso  che non si può permettere”. “Circa la metà degli italiani (47 per cento) - continua la Coldiretti - spenderà per regali come lo scorso anno mentre il 20 per cento taglierà la spesa di un quarto, il 13 per cento la dimezzerà e il 9 per cento la ridurrà a più della metà ma c’è anche un 10 per cento che intende invece spendere di più”. Tra i prodotti che salgono sul podio “dei regali più gettonati nell’ordine ci sono – precisa sempre la Coldiretti - capi d’abbigliamento, libri e prodotti alimentari che rappresentano però la voce sulla quale si è meno disponibili a tagliare”. Il risultato “è che l’11 per cento degli italiani spenderà tra i 200 ed i 300 euro, il 18 per cento i tra i 150 ed i 200 euro, il 14 per cento tra i 100 ed i 150 euro, il 25 per cento tra i 50 ed i cento euro ed il 13 per cento meno di 50 euro”.
    La ricerca del regalo.
    Per cercare il regalo “giusto” “il 71 per cento si reca nei centri commerciali, il 33 per cento nei negozi di quartiere, il 26 per cento su internet ed il 24 per cento nei mercatini” (risposte multiple). Ed è proprio questa la principale novità: “un italiano su due frequenterà i tradizionali mercatini di Natale che, con un aumento del 4 per cento delle presenze, sono l’unica forma di distribuzione commerciale a registrare un aumento rispetto allo scorso anno”. Ad essere preferiti negli acquisti al mercatino “sono - precisa la Coldiretti - per il 58 per cento degli italiani i prodotti enogastronomici, ma un buon 49 per cento acquista decori natalizi, il 38 per cento prodotti per la casa, il 37 per cento oggetti artigianali, il 17 per cento capi di abbigliamento e il 15 per cento giocattoli”. “La migliore garanzia sull’originalità dei prodotti alimentari in vendita nei mercati è quella della presenza personale del produttore agricolo che - conclude la Coldiretti – può offrire informazioni diretta sul luogo di produzione e sui metodi utilizzati”.
    Acquisti per la tavola sempre in pole position.
    “Il 25 per cento delle spese di Natale e Capodanno degli italiani sono destinate alla tavola che è la voce sulla quale le famiglie sono meno disponibili a tagliare”. “Solo il 12 per cento delle famiglie rispetto allo scorso anno – sottolinea la Coldiretti - taglierà per le festività sui generi alimentari mentre il 43 per cento sull’abbigliamento, il 47 per cento sui divertimenti e il 52  per cento sulle vacanze, ma c’è anche un 37 per cento che si comporterà come nel passato. La spinta verso spese  utili premia, quindi, l’enogastronomia sia per imbandire le tavole nei tradizionali cenoni che per regalare a se stessi o ad altri”. E’, quindi, la tradizione della tavola ricca ed imbandita il più possibile che si configura come la massima aspirazione in prossimità delle feste. “Sotto l’albero ben il 37 per cento degli italiani -  specifica Coldiretti - sogna il tradizionale cesto con i prodotti tipici del Natale che quest'anno batte addirittura gli oggetti tecnologici (23 per cento). C’è però un numero crescente di italiani che nel Natale della crisi non si accontenta di portare in tavola i prodotti della festa, “ma vuole fare una scelta di acquisto consapevole per aiutare i più bisognosi, salvare l’ambiente, integrare gli emarginati, sostenere il lavoro e l’economia del proprio territorio o  favorire la ripresa del Paese con il Made in Italy”. “Il 67 per cento non intende acquistare prodotti realizzati in cattive condizioni lavorative, il 65 per cento quelli che non rispettano l’ambiente mentre il 63 per cento vuole acquistare solo quelli realizzati in Italia anche per sostenere l’economia e il lavoro”. I prezzi dei cesti natalizi “sono molto variabili ma si concentrano su valori che vanno dai 35 ai 100 euro per prodotti tipici di qualità del territorio”. 
    (Fonte: coldiretti.it del 14/15.12.2013)


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La laurea? Non basta
22/09/2017

thumbnail-small-1.jpgQuesto articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 15 settembre 2017.

di P. Coccorese

ed E. Pappalardo

Se tre indizi fanno una prova, allora è il caso di convincersi una volta e per tutte che la provincia di Salerno di sicuro non è “adatta” ai laureati. Per la verità, non si tratta di una constatazione particolarmente nuova, ma mettere in fila numeri e percentuali che confermano una triste verità fa sempre un po’ impressione. Primo indizio: solo l’8 per cento dei laureati è previsto in entrata nel mercato del lavoro salernitano (fonte: Sistema Informativo Excelsior/Unioncamere/Ministero del Lavoro) nell’ultimo periodo monitorato (agosto-ottobre 2017) in relazione ai contratti che le imprese del settore privato – industria e servizi – hanno dichiarato di volere attivare.  [Continua]

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    Campania. La ripresa c’è, ma ancora lontani dalla pre-crisi
    07/07/2017

    Lo scenario.

    Lo stato di salute dell’economia campana nel 2016 ha mostrato segnali di miglioramento, ma non tali da allentare le preoccupazioni - nel breve e medio periodo – dal punto di vista reddituale ed occupazionale. Secondo diversi fonti analitiche la “ripresina” si è basata su una lieve espansione della domanda interna – che ha rilanciato in maniera disomogenea i consumi – e dell’export (prioritariamente incentrato sul segmento farmaceutico ed in seconda battuta sull’agroalimentare). Il dato che, comunque, fotografa la reale dimensione della situazione si sintetizza nel ritardo ancora ben consolidato del Pil rispetto al periodo pre-crisi (2007). Nel 2016 il prodotto interno lordo campano accusa ancora un -16% in relazione al Pil registrato dieci anni fa. [Continua]


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