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  • Glocal di Ernesto Pappalardo

    Nella “classifica” dei singoli comuni al primo posto la città capoluogo (22.876 euro, +131 euro rispetto al 2014, pari al +0,6%). Redditi, Costa d’Amalfi al top Il 2015 evidenzia il primato della “Divina” con un livello medio pari a 17.377 euro (+525 euro in relazione al 2014, +3,1%); subito dopo l’area Salerno/Piana del Sele con 17.364 euro (+233 euro, +1,4%).

    Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione di Salerno) sabato 25 marzo 2017.
    di P. Coccorese e E. Pappalardo
    Il reddito medio pro-capite dichiarato nel 2015 in provincia di Salerno cresce (sebbene di poco), ma resta distante dai livelli nazionali e, comunque, inferiore al dato regionale. Giunge l’ennesima conferma che è la Costiera Amalfitana l’area collocata nella fascia più alta della qualità della vita nel comprensorio salernitano, potendo vantare – anche in considerazione del ridotto bacino demografico – numeri confortanti rispetto al mercato del lavoro e all’indice di coesione sociale.  [continua]




    I numeri dell'economia

    Dati 2015. Nella nostra regione a rischio il 35,5% della popolazione.

    Campania povera, più spesa al Nord

    Il confronto tra il rapporto della Commissione Europea sull’Italia e la ricerca della Ragioneria Generale dello Stato. Trasferimenti nazionali pro-capite: 8.679 euro a un abitante di Bolzano, 3.500 a un campano.

    In Campania resta alto il rischio povertą
    di Alfonso Schiavino
    Sapete quanti italiani hanno rischiato la povertà o l’esclusione sociale nel 2015? Il 28,7% delle persone. Il “solo” rischio di povertà ha avvolto il 19,9% della popolazione: il 9,7% in Emilia, il 10,9% in Veneto, l’11,1% in Lombardia, il 35,5% in Campania. Come si possono ridurre numeri tanto vergognosi per il Paese? Con il lavoro, ovvio. Lo sappiamo noi, lo sanno i governi, che infatti spendono. Nel 2015 lo Stato ha investito per l’occupazione 30,6 milioni in Campania, oltre 50 in Veneto, circa 68 in Emilia e 151 in Lombardia. [continua]




    Lo speciale

    Presentata nei giorni scorsi a Milano la ricerca realizzata per conto di Nestlé Italiana.  Il nuovo trend del food Censis. Un consumatore curioso, pragmatico, disposto a spendere di più dove riconosce valore. E sempre informato. Ripartono gli acquisti nell'alimentare, fra Made in Italy, cibi pronti e acquisti online.

    Consumatori attenti alla qualitą del cibo che acquistano
    I nuovi stili di vita – soprattutto quelli relativi all’alimentazione – influenzano in maniera sostanziale la mappa dei consumi in tempi di crisi o di “leggera” post/crisi. Le conferme arrivano da varie analisi sui comportanti inerenti agli acquisti delle famiglie e delle singole persone. La ricerca realizzata dal Censis per conto di Nestlè Italiana (“Il futuro dell'alimentazione: tra stili di vita contemporanei e nuovi modelli”) conferma, quindi, la grande attenzione nel momento degli acquisti nel segmento del food.  [continua]




    Lo speciale 2

    Le anticipazioni dell’indagine ABI-GfK, che verrà presentata a Roma il 6 e il 7 aprile. In banca al cliente piace l’Atm Il 95% dell'utenza è orientata all’operatività “fai da te”. Spazio ai nuovi canali ma non tramontano quelli tradizionali: in 27 milioni fruiscono degli sportelli automatici (Automated Teller Machine).

    I servizi bancari digitali conquistano la clientela
    “Un cliente sempre più pronto a operare direttamente con la propria banca, servendosi di ogni modalità di contatto messa a disposizione dagli intermediari per accedere ai servizi bancari e finanziari: se il 95% della clientela opera anche in modalità fai da te nella quotidiana relazione con la banca grazie ad Atm, all’Internet e al mobile banking e ai contact center, il 17% usa ormai solo canali a distanza”. Questi sono i tratti più rilevanti che emergono dalla “fotografia” aggiornata del cliente bancario contenuta nell’ultima indagine ABI-GfK, che sarà presentata in occasione dell’edizione 2017 del convegno “Dimensione Cliente” in programma a Roma il 6 e il 7 aprile prossimi. [continua]




    Green Style a cura di: Medicert

    A rischio la sovranità alimentare dei popoli. La sofferta decisione dell’Italia in sede Ue lo scorso 27 marzo. OGM, la “guerra” dei semi Negli anni Settanta nel settore operavano oltre 7000 aziende. Attraverso ondate di fusioni e acquisti, il numero si è drasticamente ridotto: oggi il mercato è concentrato nelle mani di poche multinazionali.

    Riceviamo e pubblichiamo
    di Katya Madio
    La produzione dei semi nel mondo dovrebbe essere considerato un bene comune perché  elementi essenziali alla sopravvivenza del pianeta, per cui mettere la sopravvivenza del pianeta nelle mani di poche aziende significa dare loro un potere incontrastato. Alcuni dati per chiarire come il comparto sementiero sia diventato vitale per le grandi multinazionali. Negli anni Settanta il settore era formato da oltre 7000 aziende. A partire da quel momento, attraverso ondate di fusioni e acquisti, il numero di aziende di settore è drasticamente diminuito: oggi il mercato dei semi è concentrato nelle mani di pochissime aziende.  [continua]




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