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  • Lo Speciale

    L’analisi del Sole 24 Ore sugli indicatori relativi alle condizioni di vita nelle province Salernitani più poveri, la crisi “abbatte” il Pil pro capite

    Il valore aggiunto è diminuito negli anni della crisi del 5,9%: da 16.095 a 15.138 euro
    Media-Italia a quota 23.379 €, irraggiungibile la prima in classifica (Milano: 43.020 €)

    di Ernesto Pappalardo

    Se c’era bisogno di ulteriori conferme, dopo l’analisi contenuta nel rapporto della Banca d’Italia dedicato alle economie regionali pubblicato la settimana scorsa, è arrivato puntuale anche lo studio comparativo del Sole 24 Ore (“Sette anni vissuti pericolosamente: ecco dove la crisi ha colpito di più, provincia per provincia”,  Rossella Cadeo, 14 luglio u.s.) che ha elaborato un’articolata classifica dei territori in base alle variazioni percentuali registrate tra il 2007 ed il 2013 da dieci indicatori - depositi bancari, prestiti personali, tasso di disoccupazione, Pil pro capite, numero di laureati, valore della casa, auto nuove, consumo dei beni durevoli, acquisto dei farmaci, produzione di rifiuti - che nel complesso sono in grado di delineare lo stato di salute della variegata “mappa” dei luoghi che caratterizza le diverse macro/circoscrizioni. Si evince che le due Italie esistono eccome e che il Mezzogiorno ha pagato (e continua a pagare) a più caro prezzo la crisi. Appare chiaro che, naturalmente, non sarà una cosa semplice rimettere in carreggiata le economie di tante aree meridionali alle prese con la tenaglia che le stringe da un lato con la riduzione degli investimenti pubblici ed un progressivo processo di indebolimento strutturale degli apparati produttivi; e dall’altro con una persistente scarsa capacità di approvvigionamento dei fondi strutturali europei che - al momento – si configurano come unico bacino di spesa fruibile in termini reali.
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    I numeri dell'economia

    I trend degli istituti inseriti nel movimento del credito cooperativo in Campania Petrone: “Impegno di tutti per uscire dal pantano della crisi”

    Il presidente della Federazione Bcc: “Non abbiamo ridotto gli impieghi, ma non basta”
    “Fare rete sui territori, le nostre banche una risorsa per ritrovare la via dello sviluppo”

    Il Presidente della Federazione Campana Bcc, Silvio Petrone
    “Sulla base dei dati che presentiamo - ha sottolineato il presidente Silvio Petrone, nel corso dell’assemblea annuale della Federazione Campana delle Bcc, che ha avuto luogo nei giorni scorsi ad Avellino - è possibile affermare che le Banche di Credito Cooperativo nella nostra regione hanno proseguito, pur nella difficile congiuntura negativa, nella tradizionale politica di sostegno alle imprese (soprattutto micro, piccole e medie) ed alle famiglie non contraendo gli impieghi e rafforzando il rapporto fiduciario con le comunità di riferimento attraverso l’aumento della raccolta diretta che ha superato la soglia incrementale del 6 per cento”. “Non possiamo a questo punto – ha continuato Petrone – non mettere in campo il massimo sforzo per fare uscire l’economia campana dal pantano della crisi. Nel breve e nel medio periodo il movimento del Credito Cooperativo della Campania dovrà cogliere l’opportunità di posizionarsi in maniera centrale nell’ambito dei percorsi di sviluppo legati alla programmazione ed alla spesa dei fondi strutturali europei del ciclo 2014/2020. Ma non può bastare. Puntiamo a rendere operative vere e proprie “politiche di sviluppo dei luoghi” attraverso una nuova impostazione articolata attraverso la logica del partenariato pubblico/privato”.
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    Approfondimenti

    Osservatorio Ance/ Indicatori ancora negativi per il comparto delle costruzioni In Campania fallite 1.000 imprese edili in cinque anni

    In termini percentuali il numero di procedure attivate è aumentato del 56,9 per cento
    E a Salerno i prezzi medi reali delle abitazioni risultano in discesa del 3,9% nel 2013
    Lombardi: “Scontiamo miopie politiche e istituzionali, ma ora cantierizziamo le opere”

    Nel periodo 2009-2013 in Campania sono entrate in procedura fallimentare 980 imprese di costruzioni (240 solo nel 2013, +23,1% rispetto al 2012). Il dato emerge dal report settimanale del Centro Studi Ance Salerno sulla base dell’analisi contenuta nell’Osservatorio Congiunturale sull’Industria delle Costruzioni a cura della Direzione Affari Economici e Centro Studi di Ance nazionale. In termini percentuali il numero di fallimenti in Campania nel comparto delle costruzioni tra il 2009 ed il 2013 è aumentato del 56,9%: le imprese che hanno attivato la procedura sono state 153 nel 2009; 155 nel 2010; 237 nel 2011; 195 nel 2012 e 240 nel 2013.
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    Green Style

    Permane ancora in grave difficoltà una delle più importanti filiere del settore primario Ortofrutta, in Campania crollano i prezzi alla produzione

    L’allarme della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori): “Siamo in piena emergenza”
    Mastrocinque:“Risposte immediate anche attraverso interventi straordinari a livello Ue” 

    Si aggrava sempre di più la crisi del settore ortofrutticolo in Campania. Il crollo dei prezzi, che ha colpito particolarmente le imprese agricole all’interno della filiera produttiva, ha determinato una situazione che, per il settore, ha assunto le sembianze di una vero e proprio “problema sociale”. A denunciare il grave momento che sta investendo l’agricoltura regionale è la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori della Campania attraverso le parole del suo presidente, Alessandro Mastrocinque: “Come già avevamo ripetutamente denunciato, in Campania si preparava una pesante crisi nell’ortofrutta. Oggi ci troviamo in piena emergenza, e in questa crisi chi paga il prezzo più alto nella filiera sono le imprese agricole. Quello che abbiamo di fronte è un problema sociale, non solo agricolo, che chiede risposte immediate”.
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    Glocal di Ernesto Pappalardo

    Gli indicatori riferiti al Mezzogiorno confermano dinamiche negative per l’economia La solitudine delle imprese

    L’ultima raffica di dati immessi nel circuito mediatico conferma che siamo di fronte ad una situazione molto difficile non solo sotto il profilo delle dinamiche economiche e produttive, ma anche (e soprattutto) dal punto di vista della piena consapevolezza del momento di estrema criticità da parte dei livelli istituzionali locali (ma anche regionali e, per non pochi aspetti, nazionali). In altre parole si avverte la sensazione di essere immersi in un clima “finto”. “Finto”, perché, se da un lato si ostentano atteggiamenti ricettivi rispetto alla drammaticità delle condizioni di vera e propria povertà nelle quali versano fette sempre più ampie di popolazione (in larga parte al Sud); dall’altro non si verificano eventi logicamente collegati all’analisi che, pure, si propone in maniera così accentuata dal punto di vista politico e mediatico. Insomma, non si può credere sul serio a quanti delineano con precisione le problematiche che dovrebbero essere risolte; propinano ricette di vario tipo e con ampiezza di particolari; preannunciano perfino l’acquisto e la somministrazione dei medicinali giusti e, poi, regolarmente, non accade niente di effettivamente impattante sulla realtà effettiva delle cose. Nulla.
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