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  • Lo Speciale

    Le analisi ed i trend emersi durante le giornate del salone dedicato all’agroalimentare. “TuttoFood”, il business parla italiano I prodotti “tricolori” continuano ad essere molto apprezzati sui mercati internazionali.
    Il brand “Antonio Amato” alla conquista dell’Est Europa e dei Paesi arabi.
     

    Lo stand della pasta 'Antonio Amato' a Tuttofood
    Riceviamo e volentieri pubblichiamo la corrispondenza da Milano di Luca Iovine, marketing manager del Gruppo Iovine di Salerno in visita a “TuttoFood 2015”.
    di Luca Iovine*
    Un’iniziativa dove il business si sente nell’aria, si può toccare e anche assaggiare …. In ogni stand, infatti, uno showcooking o comunque qualcosa di gustoso da provare! Ma al di là degli aspetti edonistici, la manifestazione è imperdibile per gli operatori del settore, un vero e proprio hub di relazioni, grazie anche alle alleanze delle associazioni di categoria ed alla partecipazione delle istituzioni: Regioni, Consorzi, realtà territoriali (comprese la Regione Campania e la CCIAA di Salerno), che hanno scelto l’evento come portabandiera delle proprie tipicità per la ricerca di nuovi mercati. Il Salone, cresciuto edizione dopo edizione,quest’anno ha visto la presenza di oltre 2.800 espositori, in rappresentanza di 7.000 marchi.
    *Amministratore Gruppo Iovine (www.gruppoiovine.it)

      [continua]




    Approfondimenti

    L’analisi tecnica delle dinamiche introdotte dal “Jobs Act” varato dal Governo Renzi.
     
    La buona novità del contratto di ricollocazione Diventa operativa la “strategia” di gestione della disoccupazione. Si intravede una politica attiva che punta alla rivalutazione del lavoratore attraverso azioni di formazione professionale in funzione delle richieste del mercato.

    Contratto di ricollocazione: previsto il 'profiling' del lavoratore
    di Antonio Viviano*
    Il 1° maggio è diventata operativa la NASPI, la nuova disciplina della disoccupazione che ha sostituito l’Aspi e la Mini Aspi (si veda la newsletter di www.salernoeconomy.it  del 03/04). Il D.Lgs. 22/2015 oltre ad introdurre la tutela su indicata, prevede anche altri due strumenti previdenziali di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria: l’ASDI ed il Contratto di Ricollocazione
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    *Studio Viviano&Partners
    antonio@vivianoepartners.com [continua]




    I numeri dell'economia

    Il quarto rapporto di Unioncamere dedicato ai sette settori che compongono la “filiera”. L’economia del mare? Vale 672 milioni in provincia di Salerno In Campania  “pesa” per oltre 3,5 miliardi di euro. 21.751 imprese e 75.400 addetti. Notevole la capacità moltiplicativa: il comparto per ogni euro prodotto direttamente riesce ad attivarne altri 1,9. 

    Circa 5.000 le imprese legate alla blu economy nel Salernitano
    (Er.Pa.) - L’economia del mare in provincia di Salerno vale oltre 672 milioni di euro ed offre lavoro a 14.700 addetti. Complessivamente le imprese si attestano a quota 4.981 ed in questo caso il territorio salernitano (per “numerosità assoluta”) è il sesto in Italia. E’ racchiusa in questi numeri – estrapolati dal quarto Rapporto Unioncamere dedicato a questo specifico ambito economico e produttivo – la rilevanza strategica della blu economy che comprende sette aree di riferimento: filiera ittica; industria delle estrazioni marine; cantieristica; movimentazione delle merci e dei passeggeri; servizi di alloggio e ristorazione; ricerca, regolamentazione e tutela ambientale; attività sportive e ricreative. Va ancora aggiunto a questi calcoli la capacità moltiplicativa insita nell’economia del mare: per ogni euro prodotto direttamente “riesce ad attivarne altri 1,9”.  A livello nazionale, nel 2014, tra produzione diretta ed indiretta l’intera filiera ha generato 125 miliardi di euro di valore aggiunto. [continua]




    Green Style

    Le aspettative delle associazioni di categoria settoriali dopo la firma del documento. “Carta di Milano”, dai valori alle azioni concrete La riflessione avviata da Cia, Confagricoltura e Coldiretti pone al centro dell’attenzione l’esigenza di tutelare il momento produttivo principale: nei campi e attraverso le filiere agroalimentari.

    (Ma.Ga.) - La Carta di Milano, documento nato da un ampio dibattito che ha coinvolto il mondo scientifico, della società civile e delle istituzioni sul Tema di Expo (“Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”), intende configurarsi come l’eredità culturale di Expo Milano 2015, richiamando cittadini, associazioni, imprese ed istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità per garantire alle generazioni future di poter godere del diritto al cibo. La sottoscrizione della Carta di Milano - che ha avuto luogo nei giorni scorsi nell’ambito delle iniziative direttamente collegate all’inaugurazione di Expo 2015 - comporta impegni precisi rispetto alle proprie abitudini, agli obiettivi di azione e sensibilizzazione, ma anche la richiesta ai Governi ed alle Istituzioni internazionali di adottare regole e politiche a livello nazionale e globale per garantire al pianeta un futuro più equo e sostenibile. [continua]




    Glocal di Ernesto Pappalardo

    Gli indicatori di sviluppo in campo negativo sollecitano interventi urgenti ed adeguati Ripartenza, serve un “piano industriale” Occorre avviare la stesura condivisa di una mappa delle priorità per giungere ad una “short list” di progetti, iniziative, provvedimenti sui quali lavorare fin dal giorno dopo le elezioni.

    Recuperare la “visione”. Mettere al centro dell’attenzione l’idea “predominante”, il riferimento prioritario in base al quale elaborare un programma di sviluppo chiaro, articolato in pochi asset strategici e ben ancorato a coperture finanziarie perfettamente identificabili. Insomma, non dichiarazioni d’intenti o elencazioni da campagna elettorale. Per intendersi: un vero e proprio piano “industriale” della Campania - partendo dai territori e dai “cluster” produttivi in essi rintracciabili - declinato attraverso i cinque anni di legislatura. Non interventi spot (e senza impantanarsi nei “fatidici” primi cento giorni di governo), ma un percorso serio, non raffazzonato con sapienti “taglia e incolla” da parte di quella tecnocrazia che di fatto rende a parole possibile ogni cosa, mentre sul piano pratico mira prima di tutto a rafforzare il proprio potere d’interdizione, se non di intermediazione politica, prim’ancora che burocratica/amministrativa. Il primo passo, quindi, per voltare pagina dovrebbe essere proprio questo. Interrogarsi - certamente non nel chiuso di qualche stanza con i soliti tre/quattro oracoli onnipresenti nell’arena mediatica - su quali sono le prospettive di crescita socio-economica più plausibili nel medio periodo ed avviare la stesura condivisa di una road map di cose da fare per giungere in brevissimo tempo ad individuare una short list di progetti, iniziative, provvedimenti sui quali lavorare fin dal giorno dopo le elezioni. [continua]




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